Giustizia, prime aperture di Fini a Berlusconi

Disgelo tra i leader: domani l'incontro.
Il premier vuole riannodare il rapporto cprima del vertice allargato a Bossi. Nel salotto di Fazio, Fini riconosce <strong><a href="/interni/fini_prime_aperture_premier_giustizia_qualcosa_non_va/09-11-2009/articolo-id=397518-page=0-comments=1">l'accanimento giudiziario</a></strong> contro il premier

Roma - La settimana di passione che dovrebbe chiudere le diverse partite interne alla maggioranza si aprirà con ogni probabilità già domani mattina con un faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Una sorta di pre-vertice in vista dell’incontro a tre - presente anche Umberto Bossi - previsto per mercoledì o al più tardi giovedì. D’altra parte, dei sommovimenti che in queste ultime settimane stanno agitando le acque del centrodestra sono certamente loro i protagonisti principali. Non tanto perché il Senatùr abbia un ruolo di secondo piano, quanto perché le accelerazioni del Carroccio sono strettamente legate alle trattative con il Pdl sulle regionali e, dunque, contingenti.

Tra il premier e il presidente della Camera, invece, è quanto mai necessario riprendere il filo di un rapporto che sembrava essersi ritrovato un mese fa e che poi è tornato a farsi teso con il tira e molla tra Niccolò Ghedini e Giulia Bongiorno sulla norma salva-processi. Perché nonostante i tanti «no» arrivati dall’ambasciatrice dell’ex leader di An, Fini ha fatto sempre trapelare una sua disponibilità a trovare uno «scudo» che sostituisca il Lodo Alfano e tuteli il Cavaliere da quella che è «un’aggressione giudiziaria» ma - ha ribadito più volte - «senza sotterfugi o colpi di mano». Una sorta di controcanto alle parole di Berlusconi, ripetute in privato in questi giorni e pure a margine dell’ultimo Consiglio dei ministri. «Bisogna far capire alla gente - ha spiegato nell’anticamera ad alcuni ministri - che la riforma non la faccio per me, ma per fermare le invasioni di campo della magistratura che impediscono a questo Paese di avere una democrazia compiuta». Eppoi - ha ragionato - l’immunità «c’è sempre stata» e «nessuno ha mai pensato fosse un privilegio ma piuttosto una garanzia».

Nel merito, dunque, l’intesa ci sarebbe. Ma resta il problema delle modalità con cui metterla nero su bianco (l’ipotesi più probabile è quella di agire sulla prescrizione a partire dalla riduzione dei tempi di sospensione per «legittimo impedimento»). Ed è soprattutto di questo che parleranno Berlusconi e Fini domani mattina, anche perché la soluzione del problema e un accordo più complessivo sulla riforma della giustizia - quella costituzionale, ma anche quella del meccanismo di elezione del Csm, del processo penale e delle intercettazioni (queste ultime due già approvate alla Camera e ferme al Senato)- sono per il premier la conditio sine qua non per chiudere la trattativa sulle Regionali.

Che i due si siano sentiti in queste ultime ore non è sicuro ma piuttosto probabile. E se l’appuntamento di domani mattina sarà confermato - Berlusconi dovrebbe ripartire stanotte da Berlino con destinazione Roma per poi tornare a Milano già nel pomeriggio - è ragionevole pensare che si tratti del primo passo verso un disgelo. D’altra parte, il Cavaliere ha fatto sapere chiaro e tondo di non avere alcuna intenzione di farsi cuocere a fuoco lento sulla poltrona di Palazzo Chigi dopo quelli che non esita a definire «lunghi mesi di assedio» (dal caso Veronica al Noemigate, passando per le foto rubate a Villa Certosa, la querelle sui voli di Stato, la D’Addario, la bocciatura del Lodo Alfano e la ripresa dei processi). E pure Fini non ha alcun interesse ad accelerare un processo di implosione del Pdl, non fosse altro perché la sua strategia di traghettamento verso una destra liberale è tarata su un quinquennio e ha bisogno di tempo per essere metabolizzata dall’elettorato.

A leggere tra le righe, dunque, l’accordo non sembra lontano. E un segnale in questo senso arriva anche da Roberto Calderoli, impegnato in questa settimana in un inedito asse con la Bongiorno per respingere le proposte di Ghedini. «Sono ottimista sul fatto che si sia vicini a una soluzione condivisa e - dice il ministro della Lega - credo che si sia quasi al testo finale». Una decisa schiarita, anche perché l'uscita aperturista di Calderoli arriva poche ore dopo che Ignazio La Russa aveva stoppato Bossi sulle regionali («Veneto e Piemonte alla Lega sono un legittimo desiderio del Senatùr ma alla fine le decisioni devono sempre essere comuni»).

Intanto - in attesa del faccia a faccia con Fini e del successivo summit a tre con Bossi - Berlusconi passerà la giornata a Berlino per le celebrazioni del ventennale della caduta del Muro. Un anniversario - dice il premier - che «segna non solo la fine del comunismo sovietico ma soprattutto la vittoria della libertà come bisogno insopprimibile dell’animo umano».