«Giustizia», punto sui temi caldi Parlano i professionisti del Diritto

Odissea giustizia. L’Italia s’è desta ma è lontana da qualsiasi approdo certo. Si naviga ancora a vista. Ritardi, tempi biblici negli atti dovuti, grandi incongruità negli iter procedurali. «I problemi sono ben noti. Se ne parla da tempo e non se ne viene mai a capo - spiega nel prossimo numero di Giustizia, Salvatore Trifirò, tra i più noti avvocati d’impresa italiani, il quale sottolinea anche i grandi problemi legati, nel nostro Paese, al mondo del lavoro -. Tutti si soffermano sulla lentezza della giustizia che per noi è un male endemico. L’Italia è tra gli ultimi Paesi al mondo segnalati per la durata dei processi. È stata più volte condannata dalla Comunità europea. Per diretta esperienza posso dire che una causa in tema di diritto successorio dura non meno di 15-20 anni; una causa in tema di diritto del lavoro non meno di 10 anni. Si tratta di tempi assolutamente inaccettabili che hanno una grave ricaduta sul sistema Paese, non solo per i costi enormi (spesso frutto di una incontrollata e irresponsabile amministrazione) della gestione della giustizia ma anche e soprattutto per i capitali immobilizzati, che vengono bloccati per decenni, che non circolano, che non generano ricchezza».
A sottolineare lo stato di profonda incertezza che regna negli ambienti giudiziari è tutto il numero di Giustizia, in edicola nei prossimi giorni con il Giornale, che dedica ampio spazio al diritto del lavoro, con un’approfondita inchiesta, con gli interventi di Maurizio Sacconi, attuale ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, Pietro Ichino, giuslavorista e Raffaele Bonanni, segretario nazionale Cisl. Un altro argomento di altrettanto rilievo è quello della lotta alla criminalità organizzata con le riflessioni di Salvatore Di Landro, procuratore generale presso la corte di appello di Reggio Calabria, Mario Morcone, prefetto, e Pietro Grasso, procuratore nazionale Antimafia. «Il prossimo numero di Giustizia è dedicato ai migliori professionisti del diritto, a quegli avvocati che si sono distinti in un anno così difficile come quello che sta per concludersi. Interviste esclusive, approfondimenti sul panorama legale, analisi curate da autorevoli firme giornalistiche, esperti del diritto e giuristi di chiara fama. - spiega l’editrice Maria Elena Golfarelli -. Ho scelto di dedicare la copertina a Salvatore Trifirò, in quanto lo ritengo un esempio eccellente di quella avvocatura al servizio della cultura d’impresa, che agisce in un’ottica di legalità e sviluppo. E capisce, soprattutto, le necessità del tessuto produttivo, che talvolta non trova risposte adeguate, per le tante farraginosità della giustizia. In questo momento, così delicato per il futuro delle imprese, diamo voce a quei professionisti che si impegnano con competenza e serietà per costruire un nuovo sistema di relazioni industriali. È questa la strada da perseguire, favorendo lo sviluppo e la crescita tanto delle imprese quanto dei lavoratori».
«Tanti i problemi sul tappeto - continua Trifirò -. La carenza strutturale degli organici; una più efficace distribuzione delle materie fra le magistrature giudicanti; l’abolizione di un grado di giurisdizione; la separazione delle carriere dei giudici da quelle dei pubblici ministeri; la riforma del Consiglio superiore della magistratura che deve essere caratterizzato da un’effettiva terzietà; l’istituzione di un comune codice deontologico, al quale magistrati e avvocati debbono attenersi. Ma resta il problema di fondo che, senza un sistema di adeguate sanzioni a carico di tutti i protagonisti - giudici, avvocati e cittadini - qualsiasi riforma non sortirà gli effetti sperati».