Giustizia, sì al lodo bis. Di Pietro: referendum

Il Consiglio dei ministri ha dato via
libera al disegno di legge sull’immunità delle più alte
cariche istituzionali (<strong><a href="/a.pic1?ID=272158">cosa prevede</a></strong>). Ma <strong><a href="/a.pic1?ID=271947">la Bongiorno avverte</a></strong>: &quot;Basta pregiudizi, non è un'immunità totale&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=272180">Il leader Idv</a></strong>: &quot;Parola ai cittadini&quot;

Roma - Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge sull’immunità delle più alte cariche istituzionali, il cosiddetto "lodo Schifani bis". Lo si apprende da fonti governative.

Recepiti i rilievi della Consulta Il disegno di legge sul cosidetto ’lodo bis’ approvato oggi dal Consiglio dei ministri "recepisce alla lettera i rilievi della Corte Costituzionale". Secondo il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si tratta "di un disegno di legge, non chiamiamolo lodo, perchè il lodo implica la partecipazione di tutti e non so se sarà così".

Alfano: "Speriamo in ampio consenso" Il Consiglio dei ministri ha approvato il lodo per l’immunità alle alte cariche dello Stato che è "un disegno di legge che verrà immediatamente sottoposto al Parlamento, questa è la nostra richiesta". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi. "Immaginiamo - ha aggiunto - possa avere, per austerità di contenuto e per la scrittura che non ha lasciato spazio a eccessi e si è tenuta su binari di sobrietà, un largo consenso parlamentare". Secondo il Guardasigilli, infatti, "queste diposizioni verso le alte cariche dello Stato sono utili al buon funzionamento delle istituzioni e che non vi sia nessun nesso tra queste disposizione e le norme contenute nel decreto sicurezza". Alfano è convinto che q"uesta iniziativa legislativa possa portare verso un più ordinato e sereno equilibrio tra i poteri dello Stato. Riteniamo di aver fatto un buon lavoro". "La sopensione non è reiterabile, l’imputato ci può rinunciare", ha spiegato il titolare di via Arenula spiegando il provvedimento approvato in Consiglio dei ministri.

Berlusconi: "Paese normale" "O faccio il presidente del Consiglio o dedico il mio tempo a preparare le udienze. Tutte e due le cose non si possono fare". Silvio Berlusconi in cdm ha spiegato il motivo per cui occorreva assolutamente intervenire con il lodo Schifani bis. Il premier ha citato cifre e numeri rifacendosi ai procedimenti in corso contro la sua persona. "E sono risultato sempre innocente - ha detto ai responsabili dell’esecutivo - vedete se si tratta di una cosa giusta.... Così, invece - ha osservato secondo quanto viene riferito - torneremo ad essere un Paese normale".

Veltroni: "Meglio ddl costituzionale" Le questioni affrontate dal lodo sulla sospensione dei processi per le alte cariche sarebbero piuttosto da affrontare con un disegno costituzionale nella prossima legislatura. Secondo Walter Veltroni, segretario del Pd, la questione posta dal Ddl del Governo deve "essere affrontata con un disegno costituzionale" e "il suo contenuto posposto nella prossima legislatura" per dare il senso di un provvedimento "non fatto per questioni aperte in questo momento, e che riguardano cariche istituzionali in corso". Veltroni ha criticato l’insistenza del governo Berlusconi sulle questioni della giustizia laddove il Paese, in realtà, ha altri problemi più gravi: "In un paese che sta andando a rotoli - ha detto - in cui i dati che riguardano i consumi delle famiglie stanno scendendo, in cui gli stipendi sono fermi, e il Governo aumenta le tasse, che ogni giorno l’esecutivo si occupi delle questioni della magistratura, ed in particolare di aspetti specifici, dà la dimostrazione di una distanza dal Paese stesso". Secondo il leader democratico, "per prima cosa bisogna togliere dal campo l’emendamento presentato al decreto sicurezza, che costituisce un elemento di inasprimento del clima".

Finocchiaro: "Prima va rivista la blocca processi" "Qualunque discussione prevede prima il ritiro della norma che sospende i processi. E comunque l’immunità deve valere per la prossima legislatura". Sono le condizioni "di assoluto buon senso" che Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, pone per affrontare con la maggioranza il ddl sulla sospensione dei processi penali per le alte cariche dello Stato, varato questa mattina dal Cdm. "Sono condizioni di assoluto buon senso: non siamo contrari a ragionare sullo strumento - spiega Finocchiaro - ma è ovvio che non può essere imposto da un presidente del consiglio per un procedimento pendente a proprio carico che andrà a giudizio nel giro di pochi mesi". Per questo l’esponente Pd chiede che valga dalla prossima legislatura, «altrimenti ci troveremmo ancora una volta di fronte al prevalere di interessi personali del premier". "Al di là del fatto che spesso si parla di questo lodo senza sapere davvero di cosa si sta parlando, e sarebbe meglio andarsi a vedere cosa c’è negli ordinamenti degli altri paesi europei, io non ho alcuna difficoltà a ragionare sullo strumento in un clima di serietà", ribadisce la Finocchiaro. "La cosa che non è possibile fare - insiste - è imporre questo testo nel giro di poche settimane, avendo prima introdotto una norma sulla sospensione del processo, per consentire di approvare il lodo Schifani, creando danni enormi agli imputati innocenti, alle parti offese, e gettando nel caos gli uffici giudiziari. Inoltre non è possibile che questo venga imposto da un presidente del Consiglio che ha un procedimento a suo carico pendente e per impedire che a ottobre vada a sentenza".

D'Alema: "Tuteli la carica, non la persona" Massimo D'Alema fa saper di dover prima leggere il testo del provvedimento per poter giudicare: "Innanzitutto si tratta di capire cosa significano le garanzie che si introducono" per le alte cariche dello Stato. Detto questo, però, una cosa Massimo D’Alema ci tiene a sottolinearla: "Poiché si tratta di una norma di principio, naturalmente deve entrare in vigore dalla prossima legislatura, perchè si tratta di un principio e non di una norma per trovare rimedi a casi particolari". "Il problema - aggiunge - è che il principio è un principio di garanzia con il quale si tutela la carica, non la persona e, quindi, la persona qualora debba rispondere di accuse deve farlo una volta che la carica si è esaurita. Esamineremo - conclude D’Alema - il provvedimento con molta serietà".