La giustizia si ferma fuori dallo stadio

«Leggendo i molti articoli sulla vicenda del Genoa e, in particolare, per quanto riguarda le considerazioni circa le scelte adottate dal collegio difensivo, ho trovato alcuni commenti sul fatto che la convenzione accettata da chi entra a far parte di una federazione, comporti che eventuali controversie vengano affrontate e risolte nell’ambito degli organi di giustizia privata che essa si dà. Partendo da questo assioma, mi pongo alcuni interrogativi.
Si può ritenere che la giustizia dello Stato non possa essere attinta, quando le norme che la “giustizia privata si dà”, vengano in contrasto con le leggi della Repubblica, a partire dalla Costituzione e persino con le garanzie che hanno indagati, imputati, condannati, appellanti e ricorrenti fino al giudizio di Cassazione, tanto nella Costituzione quanto nel C.P.P.?
Si può ritenere che la Giustizia (ordinaria e costituzionale) debba arrestarsi davanti ai cancelli degli stadi, delle bocciofile, dell’Ordine dei giornalisti, degli avvocati, degli ingegneri e perfino del Consiglio Superiore della Magistratura, per rispettarne i regolamenti interni?
Si sa che c’è una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione che, accogliendo una decisione del CSM, ha statuito l’inutilizzabilità di intercettazioni telefoniche a carico di un magistrato (imputato di favoreggiamento) nel procedimento disciplinare davanti alla competente sezione del CSM? E su questo potrei rispondermi: perché l’intercettazione vale solo nel processo penale in cui viene effettuata e non può essere utilizzata in un “procedimento diverso” se non quando l’imputazione preveda l’obbligatorietà dell’emissione della misura cautelare più grave in flagranza di reato (art, 270 C.P.P.).
Inoltre, si sa che così ha deciso anche la Corte dei Conti e, fuori d’Italia, in Europa, l’Alta Corte di Giustizia ha ritenuto l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche in un “procedimento diverso” da quello in cui tali intercettazioni erano state disposte? Allora appare evidente che invece, se le commissioni giudicanti di una federazione sportiva, anziché rispettare le leggi dello Stato che sanciscono questo divieto, utilizzano indebitamente intercettazioni vietate, legittimano la trasmigrazione di tali intercettazioni in un “procedimento diverso” e ciò tanto più se il procedimento è di carattere disciplinare e quindi meno rilevante di procedimenti penali diversi.
Non si reputa quindi giusto che, chi subisce questa violazione del proprio diritto di difesa costituzionalmente protetto (art. 24 e 111 della Costituzione), possa rivolgersi ai giudici del proprio paese per ottenere una giustizia negata?
Ed ancora: possono essere calpestati diritti inalienabili del cittadino senza che egli possa ribellarsi ad una giustizia domestica, davanti alla quale si è inutilmente difeso vedendo calpestati questi elementari principi giuridici? Si può ritenere che una “clausola compromissoria” comprometta i diritti indisponibili dell’uomo, garantiti dall’art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, recepita nell’art. 111 della Costituzione italiana?
Se poi a questi interrogativi si aggiunge quello che, con qualche approssimazione e ottimismo, il Sindaco Pericu ha definito “atteggiamenti goliardici di qualche giudice di appello federale” (offendendo al tempo stesso la goliardia ed anche il decoro della giustizia), i quali hanno invece voluto anticipare il giudizio, offendere il giudicabile, irridere la difesa, dileggiare due giudici del Consiglio di Stato definendoli ’ndranghetosi e camorristi, allora mi domando, di fronte a tutto questo, se rivolgersi al giudice costituisca lesione di un’autonomia che, contrastando la legge, diventa arbitrio. Non è lecito, per chi subisce questo scempio, chiedere giustizia alla magistratura del suo paese?
Può darsi che nel più felice dei mondi sarebbe “cosa buona e giusta” che l’autonomia del diritto sportivo, degli ordini professionali, del CSM, non entrassero in conflitto con la Costituzione e con le altre leggi, ma se ciò avviene, si può chiedere a un giudice della Repubblica di ristabilire un ordine giuridico violato?
Queste domande che nascono spontanee, come direbbe Frassica, credo dovrebbero far riflettere non soltanto me e i molti altri cittadini che se le pongono».
Consigliere Provinciale
di Forza Italia