«La giustizia sportiva è addomesticabile»

(...) di «Nuova giurisprudenza ligure» , periodico della Corte d’Appello di Genova, interamente dedicato al «Caso Genoa: tra due giustizie». Un vero volumetto di oltre 75 pagine che ricostruisce tutta la battaglia portata avanti dagli avvocati Andrea D’Angelo e Sergio Maria Carbone contro il processo farsa della Federcalcio.
Si parte con la presentazione firmata da Michele Marchesiello, presidente della VI sezione civile del tribunale di Genova, il magistrato che assegnò a Vigotti il fascicolo. Come esordisce? «Il caso Genoa dimostra - indipendentemente dai suoi esiti - che una giustizia domestica finisce immancabilmente per rivelarsi una giustizia facilmente addomesticabile», scrive Marchesiello. Che non si limita. E aggiunge: «Potrebbe adattarsi al Genoa e al suo presidente la definizione - emersa nella stampa a proposito di altre, più gravi vicende - di “colpevole espiatorio”. Non è necessario, perché venga perpetrata nei suoi confronti un’ingiustizia, che il capro di turno sia innocente». Essere eventualmente colpevoli non toglie comunque il diritto a un processo equo, a non veder aleggiare «l’ombra sinistra della giustizia sommaria». Parole forti, da parte di un alto magistrato, che difende poi i colleghi genovesi che si sono dichiarati non competenti per giurisdizione.
Il fascicolo raccoglie poi tutti gli atti del processo civile, per arrivare al commento conclusivo di Belfiore. Che entra di prepotenza nel tema della settimana. Il Genoa poteva o no rivolgersi alla magistratura ordinaria? La risposta dell’alto magistrato è fermamente positiva, perché trattandosi di «diritti soggettivi e interessi legittimi» qualsiasi tentativo di intendere la «riserva a favore dell’autonomia sportiva» finirebbe col porsi «in insanabile contrasto con l’articolo 24 della Costituzione», e quindi la norma sarebbe «costituzionalmente illegittima». Tanto più che la stessa legge 280 indica i limiti oltre i quali la giustizia sportiva non può andare. Che sono proprio quei «casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica» proposte dal Genoa. Battaglia vinta in vista della Disciplinare di venerdì? Questo è tutto un altro discorso. Perché secondo Belfiore era possibile e legittimo un ricorso alla magistratura ordinaria, ma non doveva puntare, come invece ha fatto «a un provvedimento di contenuto opposto a quello del giudice sportivo». Non doveva cioè chiedere la riammissione in serie A, ma la ripetizione del processo per eliminare le «gravi illegittimità e illeicità» contestate. E soprattutto, stando alla legge Urbani, la 280 del 2003, il ricorso doveva essere presentato al Tar di Roma. Ma è proprio questa possibilità di delegare al Tar «ogni altra controversia» ad essere in odore di illegittimità costituzionale. I giudici civili di Genova avrebbero dovuto chiedere lumi alla Consulta. Ma la Disciplinare venerdì non avrà compito facile. Ad autorevoli magistrati non sono bastate oltre 75 pagine per venirne a capo. La sentenza è tutt’altro che scontata.