«La giustizia è la vera emergenza Domani in tv spiegherò la verità»

nostro inviato ad Acerra (Napoli)

«È questa la vera emergenza nazionale». Prende il via da Acerra, luogo simbolo di un'altra emergenza, l'annunciata controffensiva di Berlusconi sulla questione giustizia e, nello specifico, sulle intercettazioni.
Secondo il premier, infatti, si è ormai superata la soglia di tolleranza. Al punto da ipotizzare la via del decreto legge per mettere fine alla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni telefoniche. E tanto Berlusconi è deciso a proseguire la sua strada che conferma l'intenzione di andare in televisione per «spiegare agli italiani quello che sta accadendo». Un'idea che ha in testa da tempo, da prima del suo sfogo di due settimane fa a Bruxelles. E che metterà in pratica domani sera, per una puntata di Matrix che si annuncia tutto fuorché noiosa. «Sarà in quella occasione - dice a chi gli chiede in che ordine preferisca accompagnare sull'orlo del termovalorizzatore Di Pietro, Veltroni e Gandus - che, pacatamente e serenamente, darò una risposta concreta».
Una decisione che di fatto mette fine al lavoro delle diplomazie politiche e istituzionali - di qui la frizione con il Colle - che negli ultimi giorni avevano mediato lungamente sull'ipotesi di una partecipazione tv del premier focalizzata sulla questione giustizia. Ma lo stillicidio delle intercettazioni, con il rincorrersi di voci sull'imminente pubblicazione di altre conversazioni telefoniche, è un gioco al quale Berlusconi intende sottrarsi al più presto. Anche perché il tempo stringe, visto che fra sette giorni è attesa la decisione del gup di Napoli che in mancanza del rinvio a giudizio del Cavaliere dovrà mandare al macero le migliaia di intercettazioni che lo riguardano. Tanto che tra i parlamentari più vicini al premier sono in molti a vedere un nesso tra la scelta di andare a Matrix domani e il fatto che il giovedì esce la cosiddetta copia staffetta dell'Espresso (che anticipa quella in edicola venerdì).
Così, sia la strada dell'uscita televisiva che l'accelerazione sull'eventuale uso del decreto legge - nonostante alla Camera sia già stato depositato un disegno di legge in materia - può essere letto come una sorta di contromossa. Perché, spiega Napoli, «se davvero uscissero altre intercettazioni che nulla hanno a vedere con ipotesi di reato ma che violano solo la privacy delle persone, non si farebbe altro che dimostrare che ha ragione Berlusconi quando ipotizza che sussistano i requisiti di necessità e di urgenza per un decreto».
Potrebbero esserci, dice il premier, perché «siamo ormai fuori da una società che ha comportamenti civili». Sul punto il Cavaliere è piuttosto chiaro: «Non credo che un Paese possa permettersi ciò che sta accadendo, che è accaduto, che si prospetta possa accadere». E cioè che «dei privati cittadini si vedano sottratto il loro diritto alla privacy con interventi violenti che possono portare danni irreparabili alla loro immagine».
E che la situazione sia tesa lo certifica anche il botta e risposta serale tra Palazzo Chigi e Quirinale. Perché Berlusconi loda l'intervento di Napolitano sul Csm, ma aggiunge anche che Schifani e Fini «si sono recati da lui per sottolineare qualcosa che non sta nell'alveo costituzionale». E, dice, «il presidente della Repubblica ha accolto gli argomenti dei presidenti di Senato e Camera e ha prodotto una dichiarazione che mi sembra completa: ogni istituzione faccia ciò che la Costituzione le assegna, nessun organo può prevaricare gli altri». Tempo un'ora e arriva la precisazione del Quirinale: Napolitano «ha indirizzato la lettera» al Csm «di sua autonoma iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta».