Giustizia al verde: montagne di debiti e auto ko

Le aziende informatiche, in credito di 35 milioni, sono pronte a revocare l’assistenza tecnica

Mimmo Di Marzio

da Milano

Quando deve inviare messaggi trasversali agli alleati del momento, Clemente Mastella è spesso uso attingere al bagaglio degli aforismi campani, opportunamente italianizzati. Ai tempi in cui contrattava la sua presenza nella coalizione di centrosinistra, mise in guardia i Ds dicendo che «la gatta frettolosa fa i gattini ciechi». Da Guardasigilli, dovendo giustificare i conti in rosso della giustizia, ieri ha lanciato un sibillino «qua si vogliono fare le zeppole senza farina». Destinatario dell’invettiva, il collega di governo Tommaso Padoa-Schioppa che, pur bellunese, avrà senz’altro colto la metafora associata al dolce napoletano di San Giuseppe. Nella fattispecie, trattandosi di cordoni della borsa, Mastella avrebbe potuto anche sentenziare che «l’acqua è poca e la papera non galleggia», laddove la papera è l’arrugginita macchina della giustizia italiana che rischia di colare a picco, oberata non soltanto dai processi arretrati, ma anche dai debiti. Soltanto quelli reclamati dalle società informatiche che forniscono l’assistenza agli uffici giudiziari ammonterebbero a 35 milioni di euro e proprio in questi giorni è arrivato alle procure l’ultimatum: o pagate o spegniamo. Ovvero, dal fatidico 2 novembre, stop alle manutenzioni. L’allarme, per la verità, era già stato lanciato una settimana fa dal procuratore di Milano, Manlio Minale, che, terrorizzato da un possibile indulto informatico, aveva caldamente invitato i suoi magistrati a salvare i dati di inchieste e processi su ogni supporto possibile, anche sulle cosiddette «penne Usb». Possibilmente acquistate a spese proprie.
Chissà se Minale si sarà consolato pensando a colleghi che, se possibile, stanno peggio, come gli 11 magistrati della Dda di Catania rimasti letteralmente a piedi per mancanza di vetture, carburante e autisti. E che per protesta e per problemi di sicurezza, ormai da tempo non firmano «lo schema di accordo di protezione», rimettendo il loro mandato nelle mani del procuratore capo, Mario Busacca.
Chi l’avrebbe mai detto, lamentano le toghe siciliane, che ai problemi di carenza di scorte si sarebbero aggiunti quelli delle ruote di scorta? Ma tant’è. Le officine meccaniche infatti si rifiutano di riparare i guasti, perché vantano crediti per oltre 35mila euro. Stessa situazione per la benzina e i cambi dell’olio, che i magistrati pagano di tasca loro per muoversi all’interno del distretto giudiziario di Catania che comprende anche le Procure di Siracusa, Ragusa, Modica e Caltagirone. «Preso atto delle continue e perduranti gravissime disfunzioni riscontrate - scrivono i Pm al Guardasigilli - la carenza di personale tecnico e le condizioni fatiscenti delle autovetture blindate utilizzate non consentono di adeguatamente salvaguardare la nostra incolumità, né, tantomeno, di garantire un corretto svolgimento dei compiti istituzionali».
Di fronte all’imminente collasso, Mastella anzitutto rimbalza la palla al collega dell’Economia, assicurando che «in settimana faremo qualcosa per i creditori»; ma in cuor suo convinto di quell’altro celebre proverbio campano che dice che «a pagare e a morire ci sta sempre tempo». Al contempo, però, non rinuncia all’italico sport dello scaricabarile: «Queste aziende - dice - possono incavolarsi con me, mi pare anche legittimo, per quattro mesi in cui non si paga, ma non per gli anni in cui non sono state pagate. Diversamente, la cifra non sarebbe di 35 milioni di euro, ma di un milione di euro: perché a tanto corrispondono i 4 mesi del mio governo». L’ex inquilino di via Arenula, figurarsi, non ci sta a beccarsi una montagna di fatture. «Sotto il mio dicastero, - dice Roberto Castelli - pur nella difficoltà, abbiamo sempre garantito il livello di funzionamento degli uffici che ora, invece, sono pesantemente segnati dalle problematiche causate in primis dal decreto Bersani». Ad ogni modo, in attesa che si trovi la farina per fare le zeppole, è in arrivo un nuovo sciopero contro la Finanziaria: manco a dirlo, dei magistrati della Corte dei conti. Quelli in rosso, per l’appunto.