Giustizia, verso lo scudo per le alte cariche Il Pd è disponibile, ma Di Pietro insorge

Il Guardasigilli porterà venerdì in cdm il ddl per tutelare i vertici dello Stato: &quot;Provvedimento asciutto e concreto, non servirà revisione costituzionale&quot;. Il Pd apre all'ipotesi, ma l'Idv sale sulle barricate: <strong><a href="/a.pic1?ID=271448" target="_blank">&quot;Gravi problemi con gli alleati&quot;</a></strong>

Roma - Una legge ordinaria, per lo scudo forse a 4 e non più 5 massime cariche dello Stato; per la durata solo del mandato; con il congelamento della prescrizione; rinunciabile e con una corsia preferenziale per la tutela della parte civile: dovrebbe essere questa la bozza del Lodo Schifani bis, che il ministro della Giustizia porterà venerdì in Consiglio dei ministri.

Angelino Alfano ne ha parlato in un’intervista al Sole 24 Ore e nell’audizione di ieri alla Commissione Giustizia del Senato. Ha sottolineato che la norma per bloccare i processi alle alte cariche istituzionali, «fa bene al Paese» e serve ad «abbassare il livello della polemica». Riferendosi anche ai contrasti sulle norme sospendi-processi del pacchetto sicurezza, il ministro si augura che «le legittime polemiche non blocchino il processo riformatore, che in questa legislatura ha concrete chance di realizzazione».

Il disegno di legge sul quale i ministri discuteranno venerdì sarà «asciutto e concreto», spiega il Guardasigilli. Proprio perché «non sarà complesso» l’esame in parlamento dovrebbe essere «semplice». Probabilmente, subito dopo l’estate.

Nel ministero di Via Arenula fanno notare che sul testo si sta ancora ragionando e che poi saranno possibili modifiche nel Consiglio dei ministri. Ma dalle anticipazioni di Alfano risulta, innanzitutto, la volontà di non seguire la via più lunga e complessa della revisione costituzionale, ma quella della legge ordinaria che la Corte costituzionale non ha escluso nel 2004, quando bocciò lo scudo, ma non nel «principio» di «garantire un più equilibrato assetto dei poteri e un sereno svolgimento delle funzioni». Del resto, fa notare il Guardasigilli, questa norma «non è paragonabile alla vecchia immunità».

Le modifiche del testo originario seguiranno, dunque» il «sentiero» indicato allora dalla Consulta, che formulò in particolare quattro rilievi. Il primo riguarda la platea dei destinatari. Nel 2003 erano 5: presidente della Repubblica, premier, presidenti di Senato e Camera e presidente della Corte costituzionale. Ma quest’ultimo, avevano osservato i giudici costituzionali, è «primus inter pares», senza «legittimazione elettorale». Le ipotesi sarebbero di allargare la protezione a tutti e 15 i membri della Consulta, o di non includere il Presidente. La seconda sembra la più accreditata, ma Alfano dice che la scelta ancora non è stata fatta.

Il secondo appunto dei giudici costituzionali riguarda la durata dello scudo, che nella prima versione non era definita. Il limite, per la Consulta, è necessario. Anche perché uno dei destinatari potrebbe passare da una carica all’altra anche più volte, sempre coperto dallo scudo. Il governo Berlusconi, a quanto dice Alfano, indicherebbe la durata di un mandato, coprendo anche eventuali interruzioni tecniche (come un passaggio da un Berlusconi ter a un Berlusconi quater) e congelando al tempo stesso la prescrizione dei reati. Terzo punto: allo scudo l’interessato potrà rinunciare, se riterrà che la sua onorabilità e la sua immagine politica siano meglio tutelate con la prosecuzione dell’iter giudiziario. Anche questo non era previsto nel Lodo Schifani.

Il quarto punto è, probabilmente, quello meno definito. Si tratta della necessità di tutelare la parte civile e il ministro dice che si sta studiando come farlo «al meglio», per esempio «trasferendo l’azione in sede civile con una corsia preferenziale». Alfano non entra nelle polemiche con la magistratura e l’opposizione, ma ricorda che «da 15 anni questo Paese assiste a uno scontro tra potere legislativo e ordine giudiziario».