Giustizialisti e processi a pagamento

Il giornalista del <em>Fatto</em>, il filosofo dipietrista Vattimo e il procuratore Caselli si improvvisano attori per mettere sotto inchiesta anche la Chiesa e riscrivere la storia di Galileo. Serata in pompa magna al Regio di Torino, e per il pubblico ingresso a 10 euro

Il precedente verdetto gli andava stretto. E allora hanno deciso di fare le cose in grande: un altro processo. Tanto loro, ci sono abituati. Giancarlo Caselli ha messo sotto inchiesta metà della prima Repubblica e, per par condicio, pure la seconda. Marco Travaglio, invece, le sue requisitorie le fa puntuali come un treno svizzero sulla carta stampata e in televisione. Quanto al terzo della compagnia, Gianni Vattimo, è un filosofo abituato a nuotare controcorrente nei flutti della storia ma per non farsi mancare nulla, oltre a Hegel e Nietzsche, si è agganciato all’attualità andando ad occupare una poltrona a Strasburgo come eurodeputato dell’Italia dei valori.
Un terzetto strepitoso. Pronto, finalmente, per debuttare a teatro. Dove verrà data un’altra chance, nientemeno, a Galileo Galilei. Persino la Chiesa, che ha l’eternità in tasca, ha ammesso di essere andata troppo per le spicce. Quello a Galileo fu un processo, non proprio canonico, di quelli - così ci hanno spiegato a scuola - col verdetto già scritto prima ancora di cominciare. Un po’ come è successo la scorsa settimana in corte d’appello a Milano: quando un avvocato ha messo, pare per sbaglio, le mani nel fascicolo del presidente e ha trovato il verdetto di colpevolezza già pronto.
Ora le mani nella storia, e che storia, le metteranno i tre splendidi piemontesi. Già forgiati a mettere le mani nella cronaca e a scagliare i loro anatemi sul parterre della politica italiana. Il «Processo a Galileo» andrà in scena questa sera al Piccolo Regio di Torino, uno dei più importanti teatri italiani. E il pubblico, naturalmente, dovrà mettere mano al portafoglio per partecipare all’happening. Il biglietto costerà 10 euro a testa. Neanche tanto, rispetto alle cifre che si sborsano per pranzare con questo o quel big. Insomma, la compagnia dei giustizialisti si esibirà a pagamento. Del resto non capita tutti i giorni di vedere tre icone in un colpo solo. L’effetto sarà da museo, più che da teatro.

L’idea è dell’Associazione «Il libro ritrovato», l’adattamento è di Laura Salvetti Firpo. Certo, avremmo gradito, visto il concentrato di intelligenze, un processo più che a Galileo alla Rivoluzione francese. Si sa, la premiata ditta Travaglio & soci è accusata, un giorno sì e l’altro pure, di essere animata da spirito neogiacobino. Quale occasione migliore dunque per vedere i figli che ghigliottinano i padri? Niente da fare, sarà per la prossima volta, magari con ingresso libero.

Ma lo spettacolo di questa sera avrà un altro lato stimolante: sarà in qualche modo interattivo. Ovvero, il pubblico formerà la giuria. Ma prima, se la vedranno loro. Il giornalista, il procuratore, il filosofo, il teologo. Sì, perché sul palco ci sarà pure don Ermis Segatti, ammiratore dell’escatologia e della demonologia di Travaglio oltreché ottimo conoscitore delle Sacre scritture. Travaglio sarà Galileo, Vattimo giocherà la parte dell’avvocato difensore, Segatti sarà il pm del Sant’Uffizio, infine Caselli il Presidente della corte. E sarà lui, se abbiamo compreso lo svolgimento della serata, a coordinare il voto del pubblico.

Vedremo come andrà a finire. Ma certo, i quattro attori non professionisti riscriveranno una pagina di storia. La tentazione è troppo grande per limitarsi ad un compitino di basso profilo. Chissà, forse alla fine della performance, le maschere del Regio manderanno le carte alla Procura generale di Torino, ovvero allo stesso Caselli, per avviare un’indagine sui comportamenti della Chiesa nel Seicento. E Travaglio ne racconterà le evoluzioni sul Fatto, il quotidiano frequentato anche dalle altre tonache e toghe chiamate a recitare. Ci saranno, forse, arresti, fughe di notizie, interrogatori, sia pure virtuali. E Vattimo ne discetterà con un saggetto acuminato dei suoi, esattamente come ha fatto a proposito di Tonino spiegando con una mezza capriola ai lettori della Stampa «il carattere esemplare e rinnovatore che l’Italia dei valori giustamente rivendica», anche se Di Pietro ha deciso di votare in Campania per l’inquisito Vincenzo De Luca.

Facile prevedere la standing ovation. E magari pure una pillola di bis sul processo breve. In effetti, che serata sarà senza una qualche punzecchiatura al Cavaliere? E alla sua maggioranza? Certo, Silvio non c’era ai tempi di Galileo. Ma il teatro permette il miracolo. E anche la storia, come la cronaca, si presta ad essere aggiustata.