Giustiziati nella baracca. Pista della droga: forse sono albanesi i killer

Corvetto, identificato uno dei due nordafricani trovati mummificati: è un marocchino già fermato nel veronese

Come accade spesso in situazioni analoghe, le certezze sono tutta un’altra cosa. Tuttavia, secondo i carabinieri del nucleo investigativo, potrebbe esserci un regolamento di conti nell’ambito dello spaccio di stupefacenti - finito con una vera e propria esecuzione di stampo malavitoso - alla base del duplice omicidio dei due nordafricani trovati morti sabato pomeriggio in una baracca ai margini dell’area dismessa dell’ex Plasmon (ora di proprietà di una immobiliare) tra via Leo Longanesi e via Verne, accanto ai binari che corrono lungo l’ex stazione ferroviaria di Porta Romana. Uno dei due cadaveri mummificati (sono lì da almeno un mese, ma forse anche da due o tre), infatti, ha già un nome. Grazie a una ricetta medica rilasciata dall’Asl di Verona circa tre anni fa - e anch’essa trovata nella piccola baracca di lamiera - uno dei morti potrebbe essere lo stesso marocchino clandestino di poco più di trent’anni controllato e fotosegnalato proprio nel Veronese, dai carabinieri di San Bonifacio. Le foto inviate in via della Moscova dai colleghi veneti, infatti, rivelerebbero caratteristiche compatibili con i tratti somatici di una delle due «mummie» della baracca. I cadaveri erano stati rinvenuti intorno alle 13 di sabato del tutto casualmente da un rom di un vicino campo che era entrato nell’area dismessa infilandosi nella baracca in cerca di metallo da rivendere. Un’area isolata, particolarmente difficile da raggiungere: anche il buco nel muro che costeggia i binari è stato allargato dai militari per poterci arrivare più agevolmente. Un’area dove, oltre alla costruzione in lamiera, non c’erano altri luoghi per ripararsi. Quindi gli assassini dovevano sapere con esattezza dove si nascondevano le loro vittime ed essere andati lì con l’unico scopo di giustiziarli. Lo confermerebbero i 5 bossoli di una calibro 22 trovati nella baracca e apparentemente compatibili con i fori di proiettile di piccolo calibro riscontrati su quel che resta del cranio dei due morti. «L’ultima parola, però, spetta naturalmente all’autopsia che verrà eseguita nei prossimi giorni» ha spiegato ieri il colonnello Antonino Bolognani.
«Non si tratta di un luogo frequentato dai senzatetto: in quel posto c’erano solo loro, i due uomini trovati morti - ha precisato ancora Bolognani -. La baracca, molto spartana, conteneva due brandine e un braciere con un tubo che portava all’esterno. Entrambi i cadaveri erano supini, uno stava sulla brandina, l’altro a terra e indossava un giubbotto. Chi si è preso la briga per andare lì e giustiziarli a quel modo doveva probabilmente riparare a un loro sgarro. Per questo, se dobbiamo fare un’ipotesi, all’attuale stato iniziale delle indagini, pensiamo al mondo della droga. E, perché no, ad assassini di origine albanese».