«Giusto allontanare i nomadi da Tursi»

(...) della Camera Rosy Bindi, era quella da non lasciarsi scappare. Proprio nei giorni in cui la Vincenzi vuole chiedere alla città più rispetto ed apertura verso la cultura rom e i nomadi, Genova ha capito che il sindaco la cacciata dello zingaro dal palazzo del Comune l'avalla in pieno.
A Tursi c’era già chi diceva che a fare una brutta fine sarebbe stato il vigile che aveva osato allontanare da quei gradini lo pseudo zingaro. Invece, la reazione è stata molto diversa, «quel vigile ha fatto molto bene ad intervenire così - ha replicato il sindaco-. Quella persona non aveva nessun diritto di occupare i gradini dell’atrio di Tursi». Ma come? Un sindaco che vuole essere accogliente dovrebbe dare il buon esempio, in fondo Tursi è la casa di tutti i cittadini, perché sotto l’appartamento di ogni genovese o per le strade possiamo assistere a orchestrali, lavavetri, bambini che chiedono l’elemosina spesso anche importunando le persone, mentre sui gradini del palazzo del sindaco non può sostare un sinti con un cartello che elogia Genova, la città dei diritti?
Forse per una questione di decoro come ha detto il vigile allontanando lo zingaro del Giornale? «Esattamente- ribadisce la Vincenzi- è stato un motivo più che valido per cacciarlo, perché se l’aveste visto sotto casa vostra a raccogliere l’elemosina non avreste provato a mandarlo via?».
Il problema sta proprio in quello. Un qualsiasi cittadino non solo non ha a disposizione un vigile che possa chiedere i documenti ad ogni zingaro che transita sotto casa, ma con i rom sotto le finestre spesso ci deve convivere per mesi anche a causa dei campi abusivi che l’amministrazione fatica a smantellarli nelle diverse zone di Genova dove nascono. Così, nella settimana in cui la Vincenzi vorrebbe chiedere alla città un’apertura verso i diritti dei nomadi, il sindaco gli chiude il portone di Tursi in faccia. «Ma qui si tratta di una questione di diritti e doveri incrociati- spiega il sindaco-. Non possiamo tollerare ogni azione nel nome di che cosa, poi? Quello che proponiamo alla città è un dialogo tra culture diverse che possa essere un primo passo verso l’integrazione ed una reciproca intesa basata sul rispetto».
Rispetto mancato ai genovesi, secondo Franco De Benedictis consigliere comunale della Lista Biasotti che non accetta il metodo utilizzato dai vigili di Tursi: «È vergognoso che in questa città l’accattonaggio e il nomadismo siano considerati indecorosi solo davanti al palazzo del Comune- racconta De Benedictis-. C’è una città intera che soffre per problemi di questo tipo ma la Vincenzi si preoccupa della facciata e non della casa. La cosa sconcertante è stato che la vostro cronista è stato chiesto di spostarsi di cento metri non di smetterla di fare l’accattone». Sull’inchiesta del nostro Filippo Larganà, il consigliere arancione ha anche presentato una interrogazione urgente al consiglio comunale che verrà discussa martedì prossimo.
Intanto, in tema di nomadi e sicurezza il sindaco è tornato sulla questione decreto sicurezza chiudendo nuovamente all’arrivo dell’ esercito a Genova: «Al ministro La Russa l’esercito devono averlo chiesto i suoi amici, perché dall’amministrazione non è partito nulla- ribadisce il sindaco, che attacca anche sul metodo di utilizzo dei soldati-. Cosa possono fare dei militari per strada? I nostri problemi sono scazzottate o al massimo due sbandati che si rompono delle bottiglie sulla testa, non comprendo quale possa essere il ruolo dell’esercito».