Il giusto antidoto alle mattonate

Sono un critico da criticare. Anzi da radiare. Lo confesso, vado matto per i cinepanettoni. Che ci volete fare, al cinema mi piace ridere. E, a differenza di qualche collega più illustre, se mi annoio non mi diverto neanche un po’. Quando sento dire che un film fa riflettere, mi sento un marziano. Infatti, appena uscito dalla sala, o perfino sui titoli di coda, penso subito ad altro, non al film che ho appena visto. Lo so, è una pessima abitudine, ma alla mia età è difficile cambiare. Ah, quanto mi piacerebbe sedermi davanti al computer e, prima di scrivere la recensione, mettere sotto pressione le meningi: cosa avrà voluto dire quel grande, o anche piccolo, regista? Mah. Se sussurro al lettore che non ho capito niente, non farò la figura del fesso? Boh.
Ecco, con i cinepanettoni questo rischio non c’è. Quando Christian De Sica, in vacanza con la giovane amante, scopre che in crociera è venuta anche la moglie, e mille ne inventa per non farsi beccare in flagrante, non occorre il soccorso dello psicologo. Lo spettatore è preparato, probabilmente male, ma è preparato: non deve grattarsi la testa, fingendo indifferenza, per non manifestare al vicino il proprio imbarazzo, come succede con certi film coreani da cinque stellette. Se Massimo Boldi scivola su un lastrone di ghiaccio di fronte a un albergo di Cortina e va a sfasciare la vetrina di una boutique, chi non si sganascia è in perfetta malafede. Pronto per rimandar giù La corazzata Potemkin, che a bocce ferme, merita a pieno titolo l’immortale sentenza di Fantozzi. Venendo ai cinepanettoni prossimi venturi, Boldi e i Vanzina hanno già dato, nel senso che sono usciti in novembre, per evitare anche quest’anno la guerra fratricida delle feste. Hanno invece accettato impavidi la tenzone con paperon De Laurentiis, Aldo, Giovanni e Giacomo. Chissà se La banda dei Babbi Natale riuscirà a far vacillare Natale in Sud Africa? Quesito trascurabile per il pubblico pagante ben poco avvinto dal responso del botteghino, su cui invece i giornali costruiscono paginate. Importante è ridere, ridere e ancora ridere. Le storielle sono prevedibili? Pazienza. La trama è esile? Vedi sopra. Incredibile, non conta neanche troppo che le bambole di passaggio siano sexy. A incidere sul destino del film sono loro e soltanto loro: i comici. Certo, Neri Parenti non è Monicelli. E nemmeno Risi. E purtroppo deve accontentarsi di sceneggiatori che non valgono Age o Scarpelli, Sonego o Suso Cecchi D’Amico. Tanto è vero che gli tocca scrivere i copioni da sé, anche se in combutta con qualche socio dalla battuta(ccia) facile. Ma che volete farci, oggi di più non si può avere. Sempre meglio comunque che restare due ore in apnea tra cerebrali dialoghi sui massimi sistemi o agghiaccianti silenzi mentre per un'eternità viene inquadrato un bicchiere di latte. Saran belle le metafore, ma ci hanno proprio rotto. Passano gli anni e le regole non cambiano. Con i capolavori russi e cinesi i critici gridano al miracolo e i paria si addormentano dopo cinque minuti. Con i cinepanettoni le sale si riempiono e i critici corrono in farmacia. Dov’è l’errore?