«Giusto bacchettare Musso, sbagliato spegnere il dibattito»

Nome e cognome: Pasquale Ottonello. Incarico: presidente (tre volte consecutive) del Municipio Medio Levante. Caratteristiche particolari: uno della prima fila e della prima ora ad aderire a Forza Italia e a mantenersi coerente con il pensiero politico e l’azione di governo locale e nazionale del centrodestra, pur senza rinunciare ad esprimere opinioni in piena libertà e incalzare amici e avversari. Anche quando, è presa di posizione recente, ha firmato il documento - «duro, forse fin troppo in alcune espressioni, ma sostanzialmente giusto» spiega egli stesso - con cui il senatore Enrico Musso è stato «censurato» dal vertice ligure del Pdl. Ma ora Ottonello si fa desiderare prima di inserirsi a pieno titolo nel dibattito: «Per non sembrare - aggiunge - anti-Musso e basta».
Proprio lei, Ottonello, che era un mussiano convinto?
«Un momento. È vero che sono stato molto vicino a suo tempo alle posizioni dell’attuale senatore, ho frequentato l’associazione Oltremare al momento della sua formazione ed ero pronto anche a iscrivermi. Ma è altrettanto vero che, a mano a mano che approfondivo la questione, mi sembrava che Oltremare fosse eccessivamente in anticipo sui tempi ed eccessivamente distante, non solo distinta, dal Popolo della libertà. Da qui il mio progressivo allontanamento».
... che è diventato totale quando pareva che l’ex candidato sindaco di Genova del centrodestra stesse per saltare il fosso e abbracciare Fini?
«Certe posizioni e affermazioni, fatti in altre circostanze, in altri contesti, avrebbero assunto un significato completamente diverso. Il discorso riguarda Musso, ma anche, ad esempio, il coordinatore metropolitano del Pdl Gianfranco Gadolla. È chiaro che aderire qualche mese fa a Generazione Italia, che poteva essere considerata un’associazione di stimolo al dibattito, aveva un senso ben diverso. Oggi, che si connota come un punto di reclutamento politico, significa fare una scelta per certi versi irreversibile. E avvicinarsi in qualche modo a Fini vuol dire sposare tesi giustizialiste, stile Di Pietro, che fanno riemergere l’atmosfera del ’94».
Lei, anche per l’esperienza di segretario generale della Uil, è sempre stato portato alla sintesi determinazione-mediazione. Applicherebbe anche ora la stessa formula al Pdl ligure?
«Mi auguro che si recuperi la discussione all’interno degli organismi del partito, anche sui temi più spinosi. In questo senso la sede naturale sono i congressi. Certo, dopo le regionali è mancata un’analisi politica approfondita. Ma se il dibattito è sempre proficuo, le liti sono un’altra cosa. Disorientano i nostri elettori e quelli che potremmo ancora convincere».