Giusto così: meglio andare al museo egizio

Per usare la stessa sincerità di Arisa, alla quale mi hai carinamente paragonato (grrrr...) dopo avermi visto in studio coi nuovi occhiali, della Juve-Inter che stiamo per giocarci - mio caro Gianlu - non me ne frega assolutamente nulla. Potessi, chiuderei qui il campionato e non la giocherei nemmeno. I tre ceffoni presi prima da Pellissier e poi dai Gasperini boys mi hanno talmente scentrato, e depresso, da prosciugarmi ogni interesse per le 7 restanti giornate di torneo, ivi compresa per quella che avrebbe dovuto essere la «partita dell'anno», o «resa dei conti» a seconda di come si viva il calcio in questo Paese. Conoscendomi, sai bene che - già in tempi non sospetti - io propendevo per la prima versione. Adesso opto invece per una terza: Juve-Inter sarà un «noiosissimo impegno». Come l'essere costretti a partecipare al matrimonio di un parente del quale non te ne importa niente e faresti volentieri a meno. Per giunta, l'Inter per noi è un estraneo che ci sta pure antipatico e gli tireresti in faccia la torta nuziale. Sabato sera preferirei farmi un giro al Museo Egizio (tanto è aperto fino alle 23) piuttosto che andare a vedere giocare le mie mummie. E ti aggiungo pure che se perdo sarò pure contento, così magari qualcuno - ai piani alti della FC Juventus - si sveglia e corre ai ripari nel prossimo mercato. Perché una Juve «vera» non arriva a giocarsi una partita del genere con 10 punti di distacco dalla rivale per eccellenza. Alla faccia di chi ha pure il coraggio di definire la nostra una «stagione straordinaria». Sì, come le 6 pere prese negli ultimi 180 minuti. Per chiudere in bellezza ci manca solo più una tripletta di Ibra a Torino, e siamo a posto.