«Giusto distinguere tra stock option e bonus aziendali»

Stefano Parisi è l’amministratore delegato di Fastweb, quotata in Borsa, e nel 2007 ha avuto un reddito intorno a 1,4 milioni, un terzo composto da parte fissa, due terzi variabile. E a differenza di diversi suoi «colleghi» contattati ieri dal Giornale, ha accettato di parlare liberamente di superstipendi.
Tremonti vuole spennare i top manager. Come la mettiamo?
«Non so esattamente cosa abbia in mente Tremonti. Però bisogna fare due distinzioni. La prima è tra le retribuzioni elevate e quelle super: queste ultime sono più comuni in Usa e in generale nell’ambito della grande finanza, meno in quello dell’industria».
La seconda?
«È sulla parte variabile delle retribuzioni, che può essere un bonus legato al risultato economico aziendale, tassato all’aliquota massima, oppure una stock option, cioè un premio correlato all’andamento del titolo in Borsa, tassato solo al 12,5% come un capital gain. Sono due bonus ben diversi perché non è detto che il titolo rifletta la salute aziendale».
Come dimostrano Enron o Parmalat.
«Per questo io sono contrario alle stock option, perché il titolo può essere condizionato dalle scelte o dagli annunci dei manager. Mentre se il bonus è legato al risultato finale di bilancio il criterio mi sembra più chiaro. Non a caso nel 2005, primo mio anno a Fastweb, non ho preso alcuna parte variabile».
Anche così lo stipendio può diventare milionario. Non c’è un limite «morale» che giustifichi un tetto?
«Mi sembra complicato, e poi che senso ha? I manager sono dipendenti. Cosa bisognerebbe fare, allora, con gli imprenditori? Porre un limite alla loro possibilità di profitto?».