«Giusto eliminare l’Ici: è una tassa iniqua»

Per la Moratti i conti quadrerebbero senza tagli ai servizi. La Cdl compatta: si può fare

Chiara Campo

Una tassa «iniqua e ingiusta», che «è giusto eliminare» perché «colpisce i risparmi di chi compra, anche a fatica, la prima casa». La proposta del premier Silvio Berlusconi di abolire l’Ici sulla prima casa ha già una fervida testimonial nella candidata della Cdl a Palazzo Marino, Letizia Moratti. Che, da sindaco, assicura che non avrebbe problemi a far quadrare i conti anche senza la tassa comunale. «Sarà possibile - assicura - grazie anche alle nuove politiche del centrodestra: da palazzo Chigi è arrivata la conferma che lo Stato garantirà un fondo per i Comuni che non riuscissero a coprire le spese, ma non ci saranno tagli ai servizi». Le casse delle amministrazioni non sono a rischio, secondo la Moratti, perché «i mancati introiti dell’Ici si potranno recuperare con politiche di lotta all’evasione fiscale, che prevede l'assegnazione ai comuni del 30% del ricavato». E aggiunge che il suo programma prevede «un’Ici differenziata per chi affitta la seconda casa a giovani coppie, studenti o anziani». Milano, sottolinea il sindaco Gabriele Albertini, ha già «l’Ici più bassa d’Italia, mai aumentata nei nostri 9 anni di governo». Dall’Ici il Comune incassa circa 390 milioni di euro all’anno, e il 30% - cioè 115 milioni - riguarda la prima casa. Risorse notevoli, ma anche Albertini non ha dubbi che farne a meno sia «un’idea magnifica, un atto di giustizia sociale che ha anche un valore morale: obbligherà i Comuni a contenere le spese correnti destinate alla promozione di chi governa». Stilettata a quei sindaci che ieri hanno gridato subito alla catastrofe. Un coro di «bene, bravo, bis» a Berlusconi invece da tutta la Cdl milanese. Per il governatore Roberto Formigoni la proposta si inserisce nella «capacità di impegno serio dimostrata da chi si candida a essere presidente del Consiglio e si impegna a trovare una cifra di 2-2,5 miliardi di euro per coprire questa operazione».
Non solo lotta agli sprechi e agli evasori. Si potrà sopperire al taglio dell’Ici, secondo il capogruppo di An alla Camera Ignazio La Russa, «anche con una politica di sviluppo che porti maggiore introito. Quella che è stata definita "finanza creativa" ha portato più soldi dal fisco, nonostante l'epoca difficilissima». A Milano «ci sono pochi sprechi, quindi sarà più difficile reperire risorse, ma ridurremo servizi che non sono diretti ai cittadini». Per La Russa, «si può arrivare all’abolizione totale della tassa in 5 anni, ma per la prima casa sarà sufficiente un anno. Non è una proposta buttata lì per far scena, l’aveva già avanzata Gianfranco Fini». Lo ribadisce il vicesindaco Riccardo De Corato: «Non è una chimera: a Milano l’Ici è già ferma dal ’97 e abbiamo il costo della vita più basso d’Italia, fermo allo 0,5 per mille. Non abbiamo mai aumentato le tasse se lo facciamo noi lo possono fare tutti gli altri Comuni». Di fronte alla levata di scudi del centrosinistra, De Corato ricorda le accuse dei sindaci dell’Unione sui recenti tagli della Finanziaria: «Veltroni, Iervolino, Dominici e Cacciari prevedevano scenari catastrofici, città senza luce e metropolitane. Invece nulla di tutto ciò è successo, e oggi assistiamo allo stesso triste copione». I sindaci dell’Unione, sostiene anche il vicecoordinatore di Fi Maurizio Bernardo, «dovrebbero essere a favore dell’abolizione dell’Ici, una giustizia sociale vera. Altrimenti danno priorità alle tasse, rispetto al benessere dei cittadini».