«Giusto fermare i frequentatori: favoriscono chi sfrutta le donne»

La difesa della docente universitaria: «La Chiesa ribadisce la parità tra i sessi»

Elena Jemmallo

da Milano

«La doppia morale, che è permissiva nei confronti degli uomini e punitiva verso le donne non è mai appartenuta al Cristianesimo». Lucetta Scaraffia, docente di Storia Contemporanea all’Università La Sapienza di Roma non è affatto stupita dal contenuto del documento pubblicato dal Vaticano sulla prostituzione.
È d’accordo con le dichiarazioni del Pontificio consiglio?
«La prostituzione è oggi una forma di schiavitù vera. Queste ragazze sono vittime di una tratta delle donne: vengono portate nel nostro Paese e messe su una strada. Chi alimenta il mercato criminale del sesso non può restare impunito, ma questo non è sicuramente un documento innovativo».
Perché?
«La posizione della Chiesa su questo argomento è la stessa da secoli: la totale uguaglianza tra uomini e donne. Tanto più nella sfera della morale sessuale, dove chiede fedeltà tanto all’uomo quanto alla donna. Un concetto, questo, che ad esempio non esisteva nella cultura greca, dove il principio di fedeltà nei rapporti sessuali era richiesto solo alla parte femminile della coppia. Nell’epoca moderna si è un po’ riaffermato questo concetto».
E cosa pensa della proposta di punire con il carcere i clienti delle prostitute?
«Credo che sia fondamentale arrivati a questo punto prendere dei provvedimenti nei confronti di chi permette che delle ragazze vengano sfruttate».
Perché dice «arrivati a questo punto»?
«Perché oggi a differenza di anni fa oltre alla prostituzione in sé, che già è un fatto orribile, si somma l’aggravante delle organizzazioni criminali, un vero e proprio mercato extra-comunitario».
L’unica soluzione, quindi, è il proibizionismo?
«Le faccio un esempio. So di un centro che lavora per il recupero di queste ragazze, di cui non le posso dire il nome perché opera in clandestinità, che si trova nei pressi di Caserta. In questo centro lavora un gruppo di suore, vestite in abiti civili, che tentano di avvicinare le ragazze per le strade. Quando riescono a strapparle ai loro protettori la prima cosa che fanno è consegnargli un po’ di soldi. Sa cosa fanno queste ragazze? Invece di andare a denunciare i loro sfruttatori, pensano solo a scappare. Vanno nella prima stazione che trovano e tornano nel loro Paese. Questo per dire che non sono assolutamente libere, sono schiave, appunto. E chi alimenta questa schiavitù va fermato».