«È giusto lasciare morire i bimbi nati prematuri»

Francesca Angeli

da Roma

«Il medico ha sempre il dovere di curare e la rinuncia a salvare una vita umana in previsione di un ipotetico handicap è sempre una sconfitta». Sono più di duecento gli specialisti che hanno firmato questo appello per affermare che «non esiste una vita non giusta» e che «ogni nato» ha diritto alle cure. Affermazione che appare ovvia, naturale e addirittura scontata. Ma i neonatologi aderenti all’associazione «Medicina e persona» si sono visti costretti a ribadirla in una lettera aperta dopo la presentazione di una serie di indicazioni mediche sulle nascite premature, che vorrebbero imporre uno stop alle cure intensive per i bambini nati prima della venticinquesima settimana di gestazione.
Nella linea guida dal titolo «Raccomandazioni per le cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse» in sostanza si dice che i neonati troppo prematuri hanno scarse probabilità di sopravvivenza e al contrario alta probabilità di restare disabili. Quindi non è il caso di sottoporli alla terapia intensiva che rappresenterebbe un innaturale accanimento terapeutico. Il documento è stato redatto e reso pubblico qualche settimana fa dall’Ordine dei medici della Toscana insieme alla clinica di Ostetricia e ginecologia dell’Università di Firenze e al Comitato toscano di bioetica.
L’ipotesi di negare le cure intensive per i neonati troppo prematuri però ha suscitato grande sconcerto prima di tutto proprio in ambiente medico. L’associazione «Medicina e persona» nella lettera aperta stigmatizza le affermazioni contenute nel documento firmato dall’Ordine toscano che viene bocciato come «frutto di un’iniziativa locale, che porta la firma di responsabili e organismi del settore che non sono stati interpellati e che contiene pure errori statistici ed epidemiologici». Nel «dissentire profondamente» dal contenuto del documento «Medicina e persona» osserva che «la probabilità di sopravvivenza dei neonati di 23 settimane nei migliori centri italiani è intorno al 50 per cento». Oltretutto, aggiungono gli specialisti, «il criterio dell’età gestazionale non può essere l’unico parametro che determina l’intervento curativo». Nell’appello si contesta la possibilità di stabilire una norma a priori perché il medico «deve assumere di volta in volta la sfida di una decisione». Il che non rappresenta accanimento terapeutico «ma essere consapevoli di stare di fronte a una vita umana appena iniziata di cui non possiamo sentirci “padroni” né definirne il destino».
Le critiche all’iniziativa dell’Ordine dei medici toscano arrivano anche dal mondo politico. Gaetano Quagliariello, candidato per Forza Italia in Toscana e docente di Storia dei partiti politici, osserva come nella negazione delle cure ai prematuri si evidenzino «i due principali vizi che affliggono il nostro tempo». Il primo è «l’idea rozza che la scienza possa determinare certezze». Un principio in realtà antiscientifico, osserva Quagliariello, «perché la vera scienza si fonda sul dubbio». Il secondo vizio è quello di pensare di poter «normare» invece di decidere caso per caso lasciando in campo etico la libertà all’individuo, la scelta alla coscienza «confondendo la laicità col dogmatismo». Dal documento dell’Ordine medico toscano emerge la volontà di «stabilire quando vale o non vale la pena di vivere» e questo, denuncia Quagliariello, «è un vizio totalitario, una presunzione fatale: questo è scientismo e non scienza».