"Giusto licenziare i tre operai Fiat"

Nel braccio di ferro tra Lingotto e Fiom arriva il sì del giudice al ricorso
contro il reintegro dei lavoratori di Melfi. Bonanni (Cisl): "Vicenda
triste". Landini, leader delle tute blu: "Siamo indignati, ma la partita è ancora aperta"

Il fine settimana incandescente della Fiat sul fronte sindacale si apre con un punto a favore di Sergio Marchionne nel braccio di ferro con la Fiom. Alla vigilia dello sciopero, in programma oggi, di tutti gli stabilimenti del gruppo proclamato dal sindacato «rosso», e della sentenza (probabile per domani) del tribunale di Torino sul ricorso delle tute di blu di Maurizio Landini contro l’intesa di Pomigliano, il giudice del lavoro di Melfi ha dato ragione al Lingotto rispetto al reintegro di tre operai (due dei quali delegati Fiom) dello stabilimento lucano. Proprio un anno fa, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli erano stati licenziati perché accusati dall’azienda di aver sabotato la produzione durante uno sciopero interno.
Il 21 luglio dello scorso anno la Fiom aveva presentato il ricorso e il 9 agosto il giudice aveva disposto il reintegro in fabbrica dei tre operai (tornati al lavoro il 23 dello stesso mese). Successivamente, il 29 settembre, il magistrato aveva respinto il ricorso del sindacato sul completo reintegro delle mansioni dei tre operai. E ieri, a distanza di un anno, la sentenza firmata dal giudice Amerigo Palma.
«È una vicenda molto triste che mi suggerisce che non bisogna mai usare la via giudiziaria - ha commentato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni -: quella sindacale, quella relazionale, quella partecipativa e quella del confronto rappresentano l’unica strada sicura per i lavoratori. È bene che ognuno abbia le sue opinioni, ma poi devi incontrarti con gli altri, favorire lo scontro e solo lo scontro, seguendo la via giudiziaria, crea grande tristezza e grande imbarazzo».
Nero, come prevedibile, il leader della Fiom, Landini: «Siamo profondamente indignati anche perché, inspiegabilmente, non sono state accolte alcune delle prove da noi presentate. Comunque il giudice, pur non riconoscendo da parte di Fiat il comportamento antisindacale, ha lasciato intendere che i tre lavoratori non hanno posto in essere comportamenti premeditati e illegittimi che giustifichino i licenziamenti». Per la Fiom, comunque, la partita è ancora aperta: «Riteniamo inoltre grave - ha aggiunto Landini, annunciando di ricorrere in appello - il fatto che i lavoratori siano ora senza stipendio, dopo un anno passato chiusi nella saletta della Rsu per otto ore al giorno».
Polemicamente con la Fiom, Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, in una nota, invita «quanti hanno chiesto la solidarietà (per i tre operai) alle più alte cariche dello Stato e alle più alte cariche della Chiesa italiana», ad avere «il coraggio di chiedere scusa al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano».
Ieri mattina d’avanti al tribunale di Melfi, all’uscita dei legali della Fiat, si sono verificati momenti di tensione da parte di alcuni lavoratori che hanno gridato più volte «vergogna». Gli avvocati hanno lasciato il Palazzo di giustizia grazie all’intervento degli agenti della Digos.
Non poteva mancare, infine, il messaggio di solidarietà del governatore della Puglia e leader del partito Sel, Nichi Vendola, che ormai esprime il proprio punto di vista su ogni argomento: «Cari Giovanni, Antonio, Marco - scrive affettuosamente in una messaggio - due cose voglio dirvi: innanzitutto che non sarete soli nel proseguire la vostra legittima lotta per riaffermare il diritto al lavoro. Con voi, i vostri compagni di lavoro, la Fiom, e tanti e tante che in italia continueranno a esprimervi il proprio sostegno, a partire da me e (un po’ di campagna elettorale non fa mai male, ndr) da Sinistra Ecologia Libertà».