«Giusto sostenere la domanda Aiuti ai lavoratori dipendenti»

RomaLuigi Angeletti, segretario della Uil, ha appena lasciato palazzo Chigi, al termine dell’incontro governo-parti sociali sulla manovra anticrisi. È andata bene?
«Direi di sì, l’impressione che ho riportato dall’incontro è positiva: sia dal punto di vista del decreto che il governo si prepara ad approvare sia per quanto riguarda l’idea che bisogna organizzare le risorse per gli investimenti. Con una raccomandazione: bisogna agire contro la lentocrazia negli investimenti. E anche il proposito di attuare politiche per sostenere i consumi va nella direzione che noi abbiamo indicato: che si faccia attraverso la detassazione delle tredicesime (come a noi piacerebbe) oppure con un bonus a favore delle famiglie è cosa di secondaria importanza. Ci piacerebbe però un occhio di attenzione per i lavoratori dipendenti: deve essere chiaro che non può essere solo la dichiarazione dei redditi a dire chi è ricco e chi è povero».
Qualche sindacalista, nel corso della riunione, si è lamentato col governo per la mancanza di cifre dettagliate del sostegno a imprese e famiglie.
«Guardi, il governo ci ha confermato che il decreto sarà varato venerdì, in coordinamento con il resto d’Europa: fra poco conosceremo i dettagli. Berlusconi ci ha detto che non appena avrà i numeri definitivi, ce li comunicherà, insieme con i particolari delle misure operative. Per quanto riguarda le imprese, la cosa più importante è assicurare il flusso del credito, con tassi d’interesse bassi. Se la Banca centrale europea, come sembra, abbasserà i tassi, non c’è alcun costo per il governo: il problema è garantire che il sistema funzioni. Per quanto riguarda le famiglie, e il sostegno al reddito, per noi tre-quattro miliardi di euro sono sufficienti: è un po’ di più delle cifre che circolano in queste ore. Ci è stato detto che si prenderanno provvedimenti a favore di chi perderà il lavoro: su questo è difficile fare previsioni, io spero soltanto che il numero sia il più basso possibile».
A molti partecipanti alla riunione di palazzo Chigi, la concordia e l’unità di intenti tra le forze sociali è parsa un elemento importante nella strategia anti-crisi: è dello stesso parere?
«Più modestamente, mi accontenterei che non venissero accentuati i contrasti. Nel Paese c’è un sentimento di preoccupazione fondato: purtroppo, la situazione e le prospettive sono quelle che sono, non solo in Italia ma in tutto il mondo. A questo sentimento bisogna rispondere con energia e rapidità: bisogna agire in fretta ed evitando gli scontri. Guardi, in questo momento lo scontro è un lusso che non ci possiamo permettere. Su questo punto vedo una consapevolezza diffusa. Agli italiani bisogna offrire risposte concrete, non sogni o contrasti».
In questa prospettiva, come giudica l’atteggiamento della Cgil, che ha confermato lo sciopero del 12 dicembre?
«Mah... la Cgil ha dei problemi che non dipendono esclusivamente dal contesto esterno. Non vorrei dire di più».
Prudente, ma chiaro. E che impressione ha avuto dell’atteggiamento degli imprenditori?
«Mi sembrano impegnati ad agire in maniera convergente sia sul che fare sia sulla velocità di azione. E anche le banche, devo dire, hanno un atteggiamento costruttivo. Nell’incontro hanno detto che non c’è stata in Italia riduzione di credito, né incremento dei tassi; e non hanno fatto barricate davanti alla proposta di un monitoraggio sulle effettive condizioni del credito, sono disposte ad accettare controlli. Mi è sembrato un atteggiamento costruttivo. Anche sui mutui, di cui ha parlato Tremonti, la banche mi sono parse aperte. L’obiettivo è che gli accordi banche-clienti sulla rinegoziazione diventi un diritto del mutuatario».
La Confindustria ha proposto di aumentare il tetto di reddito per la detassazione dei premi aziendali anziché mettere l’accento sulla detassazione degli straordinari. È d’accordo?
«Anche noi preferiamo puntare sui premi aziendali, aumentando il limite di reddito per godere della detassazione. Sa, coi i chiari di luna in arrivo, ho la sensazione che di straordinari, almeno nel 2009, non se ne faranno moltissimi».