Il gladiatore Branco deve battere Siaca e la carta d’identità

Grande boxe questa sera a Milano: il quarantenne laziale affronta il portoricano per il mondiale Wba mediomassimi: se perde ha chiuso

Riccardo Signori

Adunata romantico nostalgica. Sennò come definirla? Stasera nel caldo torrido di Milano, riaprirà le porte alla boxe il velodromo Vigorelli. Pochi, che non abbiano passato la cinquantina, possono capire il fascino di un nome, di un luogo, dei ricordi. E, per l’ennesima volta, l’ormai striminzito popolo di suiveurs pugilistici, ripeterà il ritornello: torna la grande boxe a Milano. No, torna solo la boxe, disciplina comunque al lumicino. Si riproporrà con un’idea che riempie la bocca, più che la pancia: la notte delle tre corone. Quattro pugili italiani che si giocheranno quel che resta del loro futuro, inseguendo titoli nobili: il mondiale Wba dei mediomassimi (titolo vacante) e due corone europee, una delle quali (medi junior) è stata a lungo cosa nostra, da Visentin a Mazzinghi, da Carlo Duran a Minchillo, ed ora è nelle mani di Michele Piccirillo. Ci sarà un po’ di tutto: fighters senza paura ed eleganti stilisti, made in Italy e un po’ di americanate. Sarà rappresentata tutta Italia: Branco è di Civitavecchia, Piccirillo di Bari, Sarritzu di Cagliari dove lavora come operatore portuale, Messi è il beniamino di Bergamo.
Andrea Sarritzu proverà ad allungare la inesauribile stirpe dei pugili sardi che a Milano hanno fatto fortuna: inseguirà la corona europea dei mosca che ha avuto in Burruni, Atzori e Udella tre grandi campioni. Silvio Branco vorrà dare un calcio ai suoi 40 anni e all’ipotesi di non poter più combattere con licenza italiana. Infine Michele Piccirillo e Luca Messi se la vedranno per l’europeo dei medi junior detenuto dal gentleman barese, che promette sempre di lasciare il ring ma non mantiene mai. Se guardiamo le date di nascita, ci sarebbe il tanto per pensare a un campionato master: Branco 40 anni compiuti ieri, Piccirillo 36, Messi 31, Sarritzu 30. Stanno un po’ meglio gli avversari: Manny Siaca, il portoricano che ha nel curriculum la metà degli incontri (25) di Branco, va per i 31 anni. Ivan Pozo, campione dei mosca che un anno fa sconfisse Sarritzu a Vigo, ne ha solo 27.
Sarà notte per gladiatori: Silvio Branco, fisico da scultura romana, un grande campione davanti allo specchio, un po’ meno brillante davanti agli avversari, cercherà un altro fiore per il curriculum della lunga carriera: oltre 60 match all’attivo, 54 successi fra cui, il più importante, proprio quello del mondiale Wba conquistato, nel 2003 a Marsiglia, contro Medhi Sahnoune (ko tecnico all’11.o round). Poi arrivò Fabrice Tiozzo e il titolo tornò in Francia. Branco si presenterà sul ring con un elmo da gladiatore romano. Servirà a ricordargli che dovrà vincere ad ogni costo, per non venir sbranato dalle regole: solo con un titolo fra le mani, potrà scavalcare la legge italiana che vieta a un pugile di presentarsi sul quadrato dopo i 40 anni. In altro caso dovrà cercarsi una licenza straniera. Manny Siaca ha il cuore ardente dei portoricani, lo farà sudare, ma tecnica e pugno sono dell’italiano che, lasciando da parte la modestia ha fatto sapere: «Nella nostra boxe c’è bisogno di me. Vi dimostrerò quanto sono ancora giovane».
Il derby dei medi junior riproporrà un Benvenuti-Mazzinghi dei tempi nostri, ben più scarsi di qualità e talenti. Luca Messi è un mazzinghino, Piccirillo ha stile e quel briciolo di presunzione che lo ha spinto dappertutto. I due si conoscono, spesso si sono allenati insieme, ma un match fra italiani propone sempre quel pizzico di pepe che fa spettacolo. Passato attraverso campionati d’Europa e del mondo, ancor oggi campione in carica, Piccirillo ha incrociato pugili tosti e ottimi tecnici, forse non avrà più l’età e gran resistenza, ma garantisce sulla qualità di una sfida. Non è poco.