Gladys, la donna che non voleva invecchiare

Quando l’editore Grasset, dopo aver letto d’un fiato il manoscritto anonimo di David Golder, ne fece rintracciare l’autore, non immaginava di trovarsi davanti una ragazza di 26 anni. Era Irène Némirosvky (Kiev 1903 - Auschwitz 1942), fuggita nel 1919 a Parigi dalla Russia con i genitori, un padre amatissimo, potente banchiere ebreo, e una madre odiata perché egoisticamente dedita soltanto a se stessa e alla vita brillante. All’odio per questa madre che non le ha mai regalato un sorriso né una carezza, possiamo far risalire il mondo femminile tutto al negativo che la Némirovsky mette in scena con precisione chirurgica. A partire dal primo romanzo, e via via nei successivi che è riuscita a scrivere nella sua breve vita: da La moglie di don Giovanni a Il ballo, fino a Suite francese, (scritto ad Auschwitz) è tutta una fauna di donne avide, amorali, arrampicatrici, descritte con evidente cognizione di causa ma con l’abilità letteraria che ha fatto di lei una grande scrittrice.
Ora, nel nuovo libro pubblicato da Adelphi Jezabel, uscito nel 1936, (pagg. 194, euro 16,50) la Némirovsky affronta un nuovo aspetto negativo della mentalità femminile: il rifiuto di invecchiare e le conseguenze ridicole e tragiche che ne derivano. Antesignana del lifting, soggetta a tutti i trucchi possibili per sembrare giovane in eterno (compresa la falsificazione dei documenti) la protagonista del romanzo, Gladys Eysenach, è una donna bellissima che ha a cuore soltanto se stessa e misura il suo valore in base all’adorazione dei numerosi amanti. Già a vent’anni, però, la consapevolezza del tempo che passa la rende smaniosa di sempre nuove conferme e la vecchiaia diventa, ai suoi occhi, una patologia da nascondere con ogni mezzo per sostenere la parte di eterna bambina coccolata e viziata. Ma una bambina esiste davvero, Marie Thérèse, la figlia avuta dal primo marito, ed è una ragazzina che, nonostante gli sforzi della madre per farla apparire sempre infantile, cresce e diventa adulta. Quando compirà diciotto anni e vorrà sposarsi, Gladys glielo impedirà. Non riuscirebbe mai ad adattarsi al ruolo di suocera e quando la ragazza morirà dando alla luce un maschietto illegittimo rifiuterà con spavento il ruolo di nonna e affiderà il nipotino alla cameriera.
Il romanzo si apre nell’aula di un tribunale dove la sempre bella Gladys è accusata di aver ucciso un giovanissimo amante che la perseguitava. Il pubblico, curioso di vedere da vicino quella protagonista del bel mondo internazionale, è accorso numeroso, ma l’accusata, sul banco degli imputati si dichiara colpevole e accetta senza fiatare l’indulgente verdetto della giuria dopo che l’avvocato difensore ha infangato la memoria del giovane ucciso. Le cose, in realtà, sono andate diversamente e il silenzio dell’imputata, interpretato come lo smarrimento di una povera donna indifesa, cela una verità che è riuscita a tenere nascosta preferendo passare per la vittima di un amante troppo appassionato piuttosto che per la nonna di un ragazzo che voleva solo essere amato.