«Per Gm, Ford e Chrysler aiuti forse inutili»

Venerdì nero per le Borse di tutta Europa e Milano scivola indietro ai minimi dal 1997, mentre vanno in fumo quasi 180 miliardi di capitalizzazione, 17,9 solo a Piazza Affari. A gettare nel panico i mercati del Vecchio continente è stato lo spettro della recessione negli Usa, evocato soprattutto dal dato sui nuovi occupati in novembre, che ha registrato la flessione peggiore dal 1974.
A Milano ha pesato anche il tonfo di Eni, il titolo con maggior peso specifico del listino, che ha lasciato sul terreno il 9%, sulla scia dei continui ribassi del greggio, vicino ai minimi degli ultimi quattro anni. Già negativa in avvio, Piazza Affari, al pari delle altre Borse del Vecchio continente, ha accelerato sulla via del ribasso, fino a sprofondare. L’indice S&P/Mib ha chiuso in calo del 4,99%, ma ha sfiorato anche il -6% nel corso della seduta, il Mibtel ha perso il 4,74%: livelli che non si vedevano dai tempi della bolla di Internet. Anche l’All Stars ha lasciato sul terreno l’1,78%. Un bilancio decisamente negativo che vanifica il buon rialzo della settimana scorsa, quando l’indice milanese aveva guadagnato quasi il 7 per cento. Il settore bancario, poi, ha vissuto un vero e proprio tracollo; Unicredit è sprofondata del 7,21%, Intesa Sanpaolo ha perso il 3,92%. Addirittura del 10,04% il calo del Banco Popolare, sommerso dall’onda speculativa dopo lo stop alle nozze tra la Banca Italease, di cui è il principale azionista, e Dz Bank. In cinque sedute la banca guidata da Fabio Innocenzi ha lasciato sul terreno circa un terzo della sua capitalizzazione di Borsa. L’inarrestabile discesa del petrolio ha trascinato con sé tutti i titoli energetici: oltre a Eni, Enel (-5,96%), Tenaris (-9,39%), Saipem (-8,24%), Saras (-6,04%) ed Erg (-4,03%). E proprio ieri l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla domanda globale di petrolio per il prossimo quinquennio. Per l’insieme del 2008-2013 ora prevede una crescita media annua dell’1,2 per cento, contro l’1,6 per cento stimato nell’ultimo aggiornamento, che risaliva allo scorso luglio: è l’ennesimo indice di un rallentamento dell’economia globale. Ma a Piazza Affari l’ondata di vendite ha coinvolto praticamente tutte le big del listino: Fiat è scivolata a quota 5 euro, Telecom è ridiscesa a un euro. Ben pochi titoli hanno concluso la giornata con segno positivo, tra cui Mondadori (+6,44%), e alcune utility come A2A (+3,41%).
L’Europa non ha fatto molto meglio, anzi: il record negativo (-5,48%) è andato a Parigi, ma anche tutte le altre piazze hanno chiuso con il segno meno, da Francoforte (-4%) a Londra (-2,74%), da Amsterdam (-4,72%) a Madrid (-3,90%), mentre Zurigo ha perso «solo» il 2,35%. L’indice paneuropeo Dj Stoxx ha ceduto il 3,83%.