Gm, primo sciopero dopo 10 anni

No dell’Uaw alle richiesta di Wagoner: due ordini di salari e una maggiore possibilità di licenziare. Il problema degli oneri sanitari

da Milano

La General Motors è riemersa da una crisi che sembrava senza via di uscita e ora, nel momento in cui comincia a risalire la china, rischia di sprofondare nuovamente nel baratro. A creare problemi al colosso di Detroit non sono più le vendite (più 6,2% ad agosto negli Usa), ma la decisione dei 73mila addetti sempre negli Stati Uniti di incrociare le braccia.
È infatti finita nel modo peggiore la trattativa con il potente e unico sindacato dell’auto Uaw. E così le tute blu in forza alla Gm hanno proclamato il primo sciopero nazionale da 10 anni a questa parte. A nulla, per ora, è valso l’invito rivolto dalla Casa Bianca a negoziare. «È troppo tardi per farci tornare indietro», ha risposto Tiny Sherwood, tra i più «duri» all’interno dell’United auto workers. Da ieri picchetti sono stati organizzati davanti gli stabilimenti del Michigan e dell’Ohio.
La rottura che si è consumata ieri riflette la politica di tagli ai costi valuta dal presidente Rick Wagoner (avrebbe chiesto due ordini di salari e più mano libera sui licenziamenti) e la volontà del leader dell’Uaw, Ron Gettelfinger, di difendere il potere d’acquisto dei lavoratori. Ma ci sono altri nodi da sciogliere, primo tra tutti quello riguardante le spese sanitarie che i costruttori Usa devono sostenere (in tutto 95 miliardi di dollari). E proprio il gruppo Gm è il più svantaggiato: «Per ogni dipendente ci sono quattro pensionati - ricorda da New York, Stefano Aversa, ad di AlixPartners - mentre il rapporto per Ford e Chrysler è, rispettivamente, di 2 e 1 pensionato per ogni addetto». Il sindacato ha «aperto» alla possibilità di creare un fondo per la copertura sanitaria, iniziativa già avviata nel caso della Goodyear, ma, rammenta Aversa, «ci sono ancora divisioni sull’entità del contributo delle aziende nel fondo». Quello delle spese sanitarie è uno dei problemi che pongono le case Usa in una posizione di handicap rispetto ai rivali asiatici. Se i tre colossi dell’auto Usa raggiungessero un accordo con il sindacato (la Casa Bianca non ha alcuna intenzione di rivedere il sistema previdenziale nel suo complesso), avrebbero modo di cancellare dai bilanci il carico oneroso dei contributi, liberando risorse utili per recuperare il terreno perduto sul mercato nordamericano. «Era comunque difficile pensare a un negoziato, seppur storico, senza ore di sciopero - commenta Aversa - e credo che alla fine le parti trovino un punto d’incontro». L’ultimo sciopero nazionale alla Gm risale al 1998: in quell’occasione gli impianti erano rimasti chiusi per 53 giorni, con un costo per l’azienda stimato in 2 miliardi di dollari.