Allo Gnomo Le umane contraddizioni nel cinema di Chereau

Il suo è un modo di far cinema che supera tutti i canoni; i volti e i corpi dei suoi personaggi diventano strumento non necessariamente estetico per capire e analizzare le contraddizioni e i risvolti più nascosti della natura e dell’animo umano. A Patrice Chereau, Milano dedica la prima retrospettiva italiana ispirata a uno dei cineasti più sorprendenti e spiazzanti del panorama europeo. «Patrice Chereau. Cineasta del corpo», su iniziativa promossa dal Comune di Milano, curata da Pier Giorgio Carizzoni, organizzata dall'Associazione Culturale Dioniso (con il patrocinio del Centre Culturel Français de Milan) è la rassegna che da oggi a domenica, al cinema Gnomo, offre al pubblico meneghino una suggestiva incursione nei dieci lungometraggi diretti, dal ’75 a oggi, dal regista francese. Occasione unica se si pensa che la metà delle opere presentate è irreperibile in Italia e presentata in versione originale. Non mancherà, fin dal giorno d’esordio, il più conosciuto dei suoi film, quell’«Intimacy» che spiazzò tutti vincendo l’Orso d’Oro berlinese. Sempre oggi, potremo vedere «Persécution», la sua ultima pellicola passata lo scorso anno a Venezia. Completano la rassegna «Un’orchidea rosso sangue», suo film d’esordio del ’75 e «Judith Therpauve» con una magnifica Simone Signoret (il 17), «Hôtel de France» e «Quelli che mi amano prenderanno il treno» (il 18), «Gabrielle» e «Suo fratello» (il 19), «L'uomo ferito» e l’imperdibile «La Regina Margot» (il 20).