Gobbo e felice. Voi sfavoriti? È una trappola

Caro Dianeluccio
questa storia che, a poco a poco, sta prendendo piede, e cioè che domenica sera vi presenterete a Torino come la squadra sfavorita puzza davvero di zolfo, l'odore cioè che anticipa ogni macchinazione luciferina tratta ad ottener vantaggio attraverso l'inganno. Da dei diavolacci come voi c'è da aspettarsi di tutto. Fingete di leccarvi le ferite, piagnucolate sulle vostre finte disgrazie (su dai, con questa storia che senza Ringhio in mezzo al campo perdiate il propellente del vostro gioco... siete poeti o fabbriferrai?), avanzate come scusa persino quella di un'infermeria a corto di medicinali, grucce e barelle talmente strabocca d'infortunati (e allora cosa dovrei dire io che devo fare a meno di calibri da 90 come Buffon e Trezeguet da più di 2 mesi, senza contare la sfilza degli altri lungodegenti), tirate fuori persino il «mal di trasferta» però, in cuor vostro, meditate di salire in Sabaudia e fare il colpaccio. Perché, come bene ha fatto Ranieri nei giorni scorsi a ricordarlo, allo scudetto non ci rinunciate affatto, era e resta - mancandovi (e tanto) la Champions - il vostro primo obbiettivo stagionale.
Ma siccome di gambe e di testa non siete proprio al massimo, seppur ciclici appannamenti siano fisiologici a Villa Arzilla, allora che fate? Barate. Maestri della comunicazione quali siete, state facendo passare l'idea che il pronostico penda a nostro favore, sperando così di farci cadere nel tranello. No no, non ci caschiamo. State preparando come al solito le pentole senza coperchi. Anzi, sai che ti dico, Dani? Che a Torino mi aspetto un bel Milan gagliardo, capace di fare risultato. E per questo i nostri sono già sul chi va là, come Pietro Micca al Mastio della Cittadella.