Il «gobbo dalla nascita»

di Luca Beatrice
Stasera a Genova si gioca Italia-Serbia. Sfida clou nel girone che dovrebbe portarci senza troppi patemi alla fase finale di Euro 2012, torneo che secondo logica avremmo dovuto ospitare noi e invece l’Uefa ha destinato alle più affidabili Polonia e Ucraina. Non è però il risultato della partita a preoccuparci, ma il modo in cui i nostri difensori tratteranno Milos Krasic, l’asso della nazionale di Vladimir Petrovic e, da pochi mesi, della Juventus che ha scelto di puntare su di lui per rifondare le speranze di una stagione finalmente al vertice.
In poche partite il biondo esterno di centrocampo, un tempo si sarebbe chiamato un’ala destra, ha dimostrato di poter aspirare all’eredità di Pavel Nedved, e non solo per il taglio e il colore dei capelli. Subito leader, assist-men e marcatore, Krasic è dotato di forte personalità e, soprattutto, sembra non patire quel fisiologico periodo di adattamento al nostro campionato, toccato in sorte a stelle di indiscussa grandezza. La sua fisicità prorompente crea però subito un problema: i difensori italiani non ci stanno a farsi saltare esponendosi a figuracce, quindi è automatico il ricorso al fallo, spesso allo scopo intimidatorio, qualcosa con cui il numero 27 della Juve sta già facendo i conti. Nell’ultima partita a San Siro contro l’Inter sia Chivu che Santon, incrociandolo sulla sua fascia di competenza, non si sono certo fatti pregare nel mandarlo per le terre, ed è allora con legittima preoccupazione che il tifoso bianconero - perché si è tifosi prima del proprio club, poi eventualmente della nazionale - si interroga su cosa capiterà tra qualche ora, quando Krasic, con i colori serbi, affronterà Domenico Criscito e Giorgio Chiellini. Due tipi ruvidi, due brutti clienti insomma.
Mette l’ansia soprattutto il terzino del Genoa, che la Juve l’aveva guadagnata con molte aspettative, abbandonandola dopo poche partite, un po’ per colpa della sua immaturità e tanto per la scarsa lungimiranza dell’ex allenatore Ranieri che gli preferiva il fedele scudiero Molinaro. Quelli dal dente avvelenato sono gli avversari più ostici, ma noi ci auguriamo che l’astio verso la sua vecchia società non induca Criscito a prendersela con il nostro Milos, che non ha colpa alcuna.
Su Giorgio Chiellini, compagno di squadra di Krasic, che avrà certamente capito quanto sia fondamentale avercelo, e avercelo in ottima salute, facciamo davvero conto. Per favore Chiellini, giragli al largo, non affondare il tuo proverbiale tackle sulle sue bionde caviglie, e se fosse il caso lascialo andare, al limite cinturarlo ma mai in maniera pericolosa. Insomma guai se il nostro nuovo miglior giocatore dovesse subire anche solo un pizzicotto: un ricambio all’altezza non lo abbiamo.
È inutile nascondersi dietro alla retorica di prammatica, dicendo quanto conti la maglia azzurra, quanto sia importante onorare il tricolore. Fregnacce: ben più importante lo stato di servizio verso chi ti paga lo stipendio, quindi Chiellini non si faccia incantare da falsi sentimentalismi populisti e vigili che nessuno dei suoi provvisori compagni si azzardi a toccare Milos. Lo dica anche agli altri due neobianconeri Bonucci e Pepe, se giocheranno, che ogni tanto si fanno prendere da eccessi agonistici. Svolga il ruolo di cane da guardia trasversale del prezioso serbo.
Lo so che qualcuno potrebbe tacciarci di atteggiamento antisportivo, ma non ce ne frega niente. Troppo doloroso il passato recente, mentre la NazionalJuve trionfava ai Mondiali del 2006 il club di appartenenza veniva retrocesso con onta, e quando gli eroi di Berlino venivano osannati in azzurro, gli stessi erano sbeffeggiati e insultati se indossavano la divisa a strisce, compresi Buffon, Cannavaro e Del Piero.
Nonostante tutto, noi juventini siamo generosi per natura e ci mettiamo sempre a disposizione nel prestare i nostri giocatori ad altre squadre per aiutarle a vincere: dovremmo fare invece come altre società, ricche e blasonate, che del calcio patrio e della Nazionale se ne impippano, non investendo un euro sui giovani italiani e non concedendo alcun prestito per la causa comune. Visto che non si può impedire loro di condividere la gioia per le nostre imprese, almeno ci aiuti chi lavora per noi, imitandone l’atteggiamento.
Sullo Stato (inteso come Res Publica) prevalga la ragion di stato. Giorgio Chiellini, ti prego, pensaci tu se qualcuno dei «nostri» dovesse malmenare Milos Krasic, guardalo in cagnesco di sopra al tuo nasone.