«Gocce di tristezza» in versi

«E noi, sventurati esseri mortali, / siamo come coriandoli di carta / in balia del vento dell'esistenza». Si possono leggere d'un fiato, tanto sono limpide e nitidamente costruite, le trentacinque poesie di Sara Ciampi raccolte nel volumetto «Gocce di tristezza», in cui prevale la riflessione autobiografica, spesso a partire dallo spettacolo della natura, con frequenti echi classicheggianti e leopardiani. Emblematica la prima lirica, «Le stagioni della vita». Ogni stagione è simbolo di un'età dell'uomo, la primavera carica di attesa «di soavi sogni e dolci amori», l'estate con «il vigore, l'energia e il possente impeto», finché arriva «l'ombroso e malinconico autunno» che prelude all'inverno, «triste declino della vecchiaia», in cammino verso «l'abbraccio glaciale della morte».
L'autrice contempla con gioia affettuosa immagini di bellezza - raggi di sole o di luna, nuvole, onde, foglie, stelle cadenti, gocce di pioggia - che diventano spunti per riflettere sul destino di infelicità proprio e del mondo intero. Il lettore percepisce il gusto amaro del pessimismo, della sofferenza, di quella stanchezza già presente nel titolo stesso dell'opera.
I ricordi restituiscono un'infanzia felice, ricca di salute e di affetti, seguita da una giovinezza tormentata e solitaria, non vissuta, come «fiore reciso prima di sbocciare» ma anche «lunga, fredda e buia notte», oggetto di invidia e derisione da parte dei coetanei, «senza amici, senza amori giovanili», con l'unico conforto dell'affetto della famiglia e della passione per i libri e lo studio. Due liriche, «Sera di fine estate» e «Le spighe di grano», sono dedicate a Giotto Vanalesta, «perduto amore dell'età più verde», caduto sotto la «crudele falce della morte».
Ne «Il sentiero dei ricordi» troviamo la svolta: è arrivato il successo, sotto forma di «gloria, notorietà e allori», la poetessa può finalmente guardare con fiducia a un domani «ricco di speranze e di illusioni». Nata nel 1976 a Genova, dove vive, Sara Ciampi, scrittrice, critica letteraria, saggista, dopo anni travagliati da gravi problemi di salute (tubercolosi polmonare e altri disturbi) è infatti riconosciuta oggi voce di spicco della letteratura italiana contemporanea. Ha ricevuto riconoscimenti e premi nazionali e internazionali, è stata più volte candidata al premio Nobel per la Letteratura ed inserita nella «Rosa Nobel».
Alle future generazioni, i «figli del domani», raccomanda di non dimenticare la lezione della Storia. Parla di «cicatrice indelebile» nella poesia intitolata «11 settembre 2001» e dedica due liriche a personaggi del nostro tempo: Karol Wojtyla («Grande in eterno nel Regno dei Cieli») e Luciano Pavarotti («e le sue melodie riecheggeranno / per sempre nell'Universo infinito».
Sara Ciampi, «Gocce di tristezza», Edizioni Helicon, pagg.76, 14 euro.