Una goccia di saliva può salvare il neonato

Monica Bottino

da Genova

Basterà una goccia di saliva per scoprire se il bimbo appena nato è a rischio di gravi problemi neurologici. È il nuovo fronte della ricerca sulla proteina S100B svolta dall’Istituto Gaslini di Genova in collaborazione con l’Università di Siena e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
I ricercatori hanno già messo a punto un test diagnostico prenatale facile da eseguire e di basso costo, che consente di conoscere la percentuale di questa proteina nel sangue materno o nel liquido amniotico. La proteina S100B è un elemento fondamentale nella costituzione del cervello e viene rilasciata nei liquidi biologici in maniera anche massiccia se esiste un danno neurologico. Al contrario, se le quantità sono nei limiti standard, segnala un corretto accrescimento e un normale sviluppo del sistema nervoso centrale nel feto. E, naturalmente, del cervello adulto.
La ricerca genovese è stata coordinata da Diego Gazzolo, medico del Gaslini attualmente in «prestito» - per le sue elevate competenze - all’ospedale di Catania. Ne hanno fatto parte altri medici italiani e, tra i genovesi, Mario Lituania, direttore del laboratorio di genetica dell’ospedale Galliera. «Sappiamo che cercando la proteina S100B nel liquido amniotico e misurandone la quantità possiamo stabilire quali siano i feti che andranno incontro a morte intrauterina spontanea, anche settimane prima», spiega il medico, che precisa come la seconda fase della ricerca attualmente in corso stia valutando anche la possibilità di estendere il test ai bambini già nati, per individuare quelli che presentano anomalie da correggere eventualmente con farmaci mirati che ne aiutino lo sviluppo cerebrale.
«Noi abbiamo già pubblicato la nostra ricerca su Lancet ed altre riviste scientifiche - spiega Gazzolo - e il test prenatale ormai è una realtà. L’importanza dello studio consiste nel fatto che ha dimostrato che il rilascio della proteina S100B avviene in tempi precedenti e segnala un danno a livello precoce, quando altri strumenti scientifici e di laboratorio non sono ancora in grado di rilevare anomalie». Il test può venire effettuato sul liquido amniotico prelevato durante l’amniocentesi, senza altri stress né per il bimbo, né per la madre.
La proteina S100B è da tempo stata individuata quale marcatore biologico per danni neurologici. Già nei primi anni Ottanta al Gemelli di Roma era nato un filone di ricerca sulla S100B, preziosa alleata della diagnosi precoce anche in casi di altre malattie gravi a carico del sistema nervoso centrale, dalla sclerosi multipla ai tumori, fino alle emorragie cerebrali. Le tracce della proteina in liquidi organici come le urine o il sangue (e la saliva, che si sta appunto studiando) consentono di stabilire la presenza di un problema di degenerazione del sistema nervoso centrale.
Quantità elevate di tale proteina nei liquidi organici, inoltre, possono avere - come spiegano gli esperti - effetti neurotossici e dunque suscitare perversi meccanismi patologici a catena. Nell’adulto una malattia cerebrale scoperta in fase iniziale, quando altri segnali non si sono ancora presentati, costituisce un’arma importante per intervenire con velocità, e magari anche risolvere il problema.
Allo stesso modo nel neonato. Le potenzialità della proteina sono molte, alcune ancora in fase di studio, sebbene in vent’anni siano arrivate conferme importanti.