Gog La grande Passione di Albrecht

Non capita tutti i giorni di sentire la «Passione secondo San Matteo» di Bach: un po’ perché in Italia si esegue raramente, un po’ perché dura circa tre ore, un po’ perché semplicemente non si sa che questa Passione è uno dei più grandi capolavori musicali di tutti i tempi. In stile oratoriale, la Passione si basa sul testo evangelico, in lingua tedesca, alternato a parti poetiche che lo commentano, destinate alle arie e ai recitativi. «Il pezzo più immenso che abbia mai scritto Bach» secondo le parole di Hansjörg Albrecht, il grande direttore tedesco che lunedì prossimo sarà protagonista alla Gog (Teatro Carlo Felice ore 20, anziché 21) di questo appuntamento pasquale. «Una vera e propria opera senza recitazione - continua Albrecht - uno spettacolo per la mente, che attraverso una musica così figurativa può “vedere” e vivere con partecipazione le scene descritte. Basti pensare a tre dei momenti più intensi, quella del tradimento, quella della folla in preda agli impulsi più imprevedibili, quella del dramma interiore di Pilato».
Albrecht dirige il Bach Collegium München, un'orchestra con strumenti moderni, scelta che può essere contestata dai cosiddetti filologi, che utilizzano copie di strumenti d'epoca. «I miei musicisti suonano “storicamente informati”; ciò significa che hanno fraseggio, articolazione, tempi “barocchi”, addirittura tecniche dell'arco in linea con l'epoca. Ma hanno strumenti di oggi, più brillanti da un punto di vista sonoro e più adatti, secondo me, a sottolineare la straripante intensità della musica di Bach, a far emergere con forza il senso della parola nel testo, a donare enfasi al messaggio cristiano».
Albrecht è per la prima volta a Genova in vesti «professionali», ma è entusiasta del pubblico italiano, con cui ha avuto varie e gratificanti esperienze. E questo nonostante la crisi culturale - in primis musicale - del nostro paese, che nella sua Germania è quasi inconcepibile. «Per carità, la crisi la sentiamo anche noi, abbiamo annullato alcuni appuntamenti. Ma in Germania le spese per la musica e per l'arte in generale sono le prime ad essere salvaguardate, è una questione di pensiero, di cultura. Per noi la musica arriva al cuore delle persone, per questo è indispensabile come il pane quotidiano. Io credo che in Italia il problema dipenda dal considerare la musica come merce da cui ottenere profitto; la musica non è questo, è qualcosa di più nobile e impalpabile, è cultura, appunto. Sacrosanta. Le vostre classi politiche forse dovrebbero semplicemente ascoltare coloro che si battono per tenere alto il livello, la cultura e la tradizione italiana: mi riferisco a Muti, a Chailly e tanti altri che hanno a cuore il patrimonio musicale del paese».