Gogna mediatica contro il Cavaliere

&quot;Repubblica&quot; mette su Internet l'audio di un'intercettazione di Berlusconi. E la Rai lo manda in onda. Il Cavaliere: <strong><a href="/a.pic1?ID=229057">&quot;Atto criminale&quot;</a></strong>. Il giurista Pisapia rompe il fronte dell’Unione: commesso un reato gravissimo

Roma - Sono i giorni del fango. Dalle segrete - nemmeno troppo, a quanto pare - stanze della Procura di Napoli al sito web dell’Espresso: l’intercettazione di una telefonata tra il direttore (autosospeso) di Rai Fiction, Agostino Saccà, e Silvio Berlusconi finisce online. Il tutto il giorno dopo l’arrivo ai suoi legali dell’avviso di chiusura indagini emesso dal pm Vincenzo Piscitelli. Finora la pubblicazione delle trascrizioni di conversazioni scottanti, come nel caso Unipol per Fassino e D’Alema, era bastata a sollevare polemiche a non finire. Ora, per Berlusconi, spunta il sonoro. Una berlina mediatica e una duplice violazione, della privacy e delle prerogative parlamentari del capo dell’opposizione. In serata lo manda in onda anche il Tg1, scatenando la reazione del legale di Saccà, Marcello Melandri, che paragona l’ammiraglia dei telegiornali a «Le vite degli altri», il film sulla Stasi, il servizio segreto dell’ex Germania Est: «Non siamo nella Germania di Honecker», commenta l’avvocato. Ricordando che quella telefonata, nella quale Saccà e Berlusconi parlano del Cda Rai, della fiction «Barbarossa» e di due attrici, «non aveva alcuna rilevanza penale».

Mentre la fuga di notizie diventa multimediale e gli atti dell’indagine napoletana finiscono in rete, i legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini e Michele Cerabona, presentano un esposto al garante della Privacy e annunciano azioni legali contro Repubblica e l’Espresso. «A 24 ore dal deposito degli atti alla difesa - scrivono in una nota i due legali- sul sito del quotidiano La Repubblica e del settimanale L’Espresso, vi sono già delle intercettazioni di conversazioni, in audio, fra Berlusconi e Saccà. Dopo la clamorosa ed evidente violazione del segreto d’indagine avvenuta nei giorni scorsi e sulla quale sta investigando la Procura di Napoli non è dato comprendere come sia pervenuta anche la versione audio al quotidiano, in ulteriore violazione di legge».

Fin qui il collegio difensivo del Cavaliere. Ma anche il presidente della Commissione ministeriale per la riforma del Codice Penale, il giurista Giuliano Pisapia, un passato recente da deputato di Rifondazione, ritiene «gravissimo» che la registrazione sia finita online, e invoca l’intervento del Garante. «Portare a conoscenza una telefonata tra due persone isolata dal suo contesto - spiega dai microfoni di RadioDue - credo che sia ingiusto e che mini la privacy dei cittadini, diritto che dovrebbe essere garantito anche con l’intervento dell’Authority». «Questa telefonata - insiste il giurista - non è pubblica, è coperta da segreto, non sono terminate le indagini e non è pubblicabile: la sua pubblicazione comporta un vero e proprio reato».

Di fronte all’ennesima fuga di notizie, Pisapia non solo ribadisce che «chi ha dato all’esterno questa telefonata commette un gravissimo reato», ma stigmatizza anche il tentativo di usare l’intercettazione come «arma» politica contro Berlusconi, rendendola di pubblico dominio: «Ritengo che non si possa fare politica e usare come strumento politico una telefonata il cui contenuto deve essere analizzato in un contesto più ampio». Sulla vicenda, in serata, interviene anche Palazzo Chigi, auspicandosi in un comunicato che la magistratura «indaghi ma senza dimenticare le prerogative delle persone su cui indaga e rispettando le garanzie costituzionali». Un duro attacco ai magistrati napoletani arriva dal vicepresidente di Forza Italia a Palazzo Madama, Emiddio Novi.

Per il senatore azzurro, i giornali che hanno pubblicato la registrazione «sono le gole profonde di un potere giudiziario che da tempo ha deragliato nell’insubordinazione verso le regole dello Stato di diritto». Novi invita infine l’Anm a «interrogarsi sul significato intimidatorio di un’inchiesta finita nel nulla e attivata solo per intimidire i senatori che volevano negare la loro fiducia a Prodi», invece di «ignorare i comportamenti eversivi che emergono dall’operato di una Procura in balia di una fazione di sinistra intollerante e intimidatrice».