GOGOL BORDELLO Quando il rock fa rima con gli antichi ritmi gitani

Domani il «Festival di Villa Arconati» apre la settimana con la band creata a New York dall’ucraino Hütz

Luca Testoni

Chi ha avuto modo di vedere Ogni cosa è illuminata, l'ottimo film di Liev Schreiber (tratto dall'omonimo libro di Jonathan Safran Foer) se lo ricorda bene, Eugene Hütz.
Interpretava il personaggio di Alex. Il ragazzo spilungone che nella pellicola rivelazione di Venezia 2005 guidava l'occhialuto Elijah Wood-Safran Foer alla ricerca della donna che aveva salvato suo nonno dai nazisti in Ucraina. Impossibile non notare la sua stravagante parlata inglese, che impastava slang da strada e forbiti arcaismi, serviti insieme a un pesante accento russo e a rauche risate, e la sua divisa - canotta-tuta sintetica-coppola - caricatura dei rapper americani.
Se il pubblico italiano l'ha scoperto al cinema, in realtà negli Stati Uniti Hütz, trentaquattrenne ucraino originario di Kiev, è già un piccolo fenomeno.
Da qualche anno guida infatti Oltreoceano uno dei collettivi musicali più prolifici in circolazione, i Gogol Bordello. Una vera e propria cricca anarchica che l'estroverso cantante-chitarrista-deejay-attore definisce «punk rock zingaro-balcano» e «avant-hard rural-transilvano», ospite di giornata, domani sera al Festival di Villa Arconati a Castellazzo di Bollate.
Dal vivo lui e i suoi sono grotteschi ed epici, «Un'esperienza tra la circoncisione, il battesimo e il matrimonio: una ricetta zingara», come tiene a precisare lo stesso Hütz, che leggenda vuole abbia lasciato l'Ucraina del dopo Chernobyl nel 1989 approdando negli Stati Uniti dopo svariate peregrinazioni tra i campi nomadi di mezza Europa.
La svolta arriva nel '98: mentre suona a un banchetto di russi a New York, Hütz decide di aggiungere il punk alla musica gitana e mette insieme una band di cabaret balcanico, con ballerine (Pam Racine ed Elizabeth Sun), violino (Sergeij Rjabtzev), fisarmonica (Yuri Lemeshev), chitarra (Oren Kaplan), basso (Rea Mochiach) e batteria (Eliot Ferguson).
E seguendo una trafila simile a quella di Antony & The Johnsons, negli ultimi anni i Gogol Bordello sono passati dal ruolo di attrazione da cabaret o, tutt'al più, da bar russo, greco o bulgaro, a quello di grande amore del bel mondo intellettuale-alternativo della Grande Mela.
Molte delle loro composizioni sono ispirate alla musica gitana, specialmente dopo la prima tournée della band in Europa del 2000.
Secondo molti critici americani, «i Gogol Bordello hanno iniziato come gruppo underground newyorkese, per poi trovare una loro particolare collocazione nel panorama musicale internazionale, con il loro sound rauco e vibrante, sull’esempio della musica punk e Gipsy dalla quale prendono esempio. Un misto di Iggy Pop e Kafka».
Al momento sono in tour con il terzo album. Titolo: Ipsy punks underdog world strike, prodotto da Steve Albini, lo stesso di In utero dei Nirvana. Un disco prodigo di «casino», sudore, grandi sbornie, divertimento, ironia e di una contagiosa energia fatta di musica gitana, Balcani, echi di Clash e patchanka in stile Mano Negra.
«Quello che scrivo e canto è un inno alla rivoluzione del sé. Essere politicizzato non è mai stata la mia aspirazione. La politica è degradante - chiosa Eugene Hütz. Il mio manifesto è: "Siate veri, non accettate compromessi, non date nulla per scontato e sappiate soprattutto che voi siete il vostro migliore alleato. L'aiuto esterno non è disponibile, non arriva"».

Gogol Bordello, Festival Villa Arconati, Castellazzo di Bollate, info 02-35005575, domani ore 21.30, ingresso 20 euro