Il gol di Bazzani e una poesia materia della lezione di sport

La Samp incontra gli studenti del Galilei per spiegare l’azienda calcio e gli uomini

«Se pensate di essere sconfitti, lo siete. Se pensate di non osare, non agirete. Se amate vincere ma pensate di non riuscirci la vostra sconfitta è quasi certa. Se pensate di perdere, siete perdenti, perché il successo comincia con la volontà. È tutta una questione di stati d'animo. Le battaglie nella vita non sono sempre vinte dal più forte al più pronto degli uomini. Ma presto o tardi, l'uomo che vince è colui che pensa di riuscirci». Sono le parole della poesia intitolata «Vincere» dello scrittore Frank Michael. Sono le parole che ieri l'amministratore delegato della Sampdoria Beppe Marotta ha letto davanti agli studenti dell'istituto Galilei di piazza Sopranis. Dopo una relazione sulla struttura e organizzazione di una moderna Spa del calcio, con riferimenti alla gestione amministrativa, economica e tecnica di un club, Marotta ha chiuso proprio con una poesia che «racchiude lo spirito di chi vuol praticare questo sport».
Potrebbe, senza andare troppo in là con la memoria, ricordare anche l'animo combattente di un giocatore della Sampdoria che mai, nonostante infortuni e periodi sfortunati, ha pensato di mollare. «L'uomo che vince è colui che pensa di riuscirci», recita Michael. E forse la poesia non è stata letta per caso ieri, dopo il gol di Fabio Bazzani che ha permesso alla Samp di pareggiare, prima del 2-1 finale.
Perché la storia più o meno è quella di un combattente, che ha sempre fatto della grinta la sua arma migliore. Poi due anni fa il primo infortunio ai legamenti. Dopo otto mesi torna in campo, una grande prestazione contro la Fiorentina e il crociato si rompe ancora. Altra operazione, altro calvario. Lui torna in campo da leader, ma i gol non arrivano, complice anche qualche fuorigioco inesistente che lo ha privato della gioia dell'esultanza. Stava per mollare, Bazzani: «Le gambe non ci sono - aveva detto martedì il bomber blucerchiato - proverò a sopperire con la grinta. Certo, arrivasse almeno un gol». Anche perché i leader di casa Samp, dopo la sospensione di Flachi, sono sempre meno. Così di veterani sono rimasti Volpi, Palombo, Falcone e Bazzani, appunto. Poi il match con l'Atalanta e quella rete, così strana, alla fine è arrivata. Ora manca solo la dedica: «La voglio dedicare a me stesso - racconta Bazzani - perché credo di meritarmelo. Ho sofferto molto in questi mesi, è stato un calvario e nonostante tutto non ho mai mollato. L'importante era segnare, sbloccarmi. Anche in questo modo va bene». Va così bene che Bazzani è scoppiato in un pianto liberatorio. Adesso si pensa al futuro. Lui vorrebbe rimanere a Genova, ma il rinnovo del contratto, che scadrà a giugno, non sembra vicino. Prima bisognerà decidere le sorti di Quagliarella e aspettare le controanalisi di Flachi. Ma il gol più importante della sua vita Bazzani l'ha già realizzato.