Il gol da Cesarini a Ljungberg: quando l’ultimo minuto è fatale

La leggenda dell’oriundo di Senigallia torna nel mondiale con le reti segnate nel finale

Tony Damascelli

Come la vogliamo chiamare? Zona Blatter? Tredici gol realizzati negli ultimi dieci minuti, il mondiale di Germania stappa la sua novità nelle prime venti partite del torneo. Lo svedese Fredrik Ljungberg ha segnato giovedì sera all’88’ il gol che ha tolto alla Svezia il peso della malinconia e della vergogna contro il Paraguay. Ma prima di lui che aveva fatto Neuville? Un gol in recupero, minuto 91’, per salvare la Germania e Klinsmann contro la Polonia ridotta in dieci. Zona Cesarini, si diceva ma si dice ancora. Merito di Renato da Senigallia, l’italianuccio emigrato in Argentina a cercare fortuna e pallone, ritornato dal Chacharita alla Juventus e autore di un gol, storico appunto, il 13 dicembre del 1931 per l’Italia contro l’Ungheria. Era il novantesimo minuto e gli azzurri, sul prato del leggendario stadio Filadelfia, erano stati raggiunti due volte dai magiari. Cesarini rubò il pallone a Costantino e andò a superare il portiere Ujvari. Eugenio Danese creò allora la zona Cesarini, anche perché Renato si era già rivelato allo stesso minuto, l’1 di novembre in campionato contro l’Alessandria, realizzando per la Juventus il terzo gol. La coincidenza si sarebbe ripetuta più volte, il quarto gol alla Lazio il venti novembre dell’anno successivo, al Genoa, ancora a novembre, il giorno diciannove del 1933, nel circense 8 a 2, al Palermo, il cinque maggio del Trentacinque, rete decisiva del 2 a 1 all’ottantanovesimo. Da allora zona Cesarini è diventata di uso comune non soltanto nel football, ma in qualunque situazione che venga decisa nella fase conclusiva. Lo stesso Cesarini, grande fumatore e tanghista, gonfio di cinque scudetti consecutivi con la Juventus, quando tornò in Patria, dovette sottomettersi all’esame per diventare allenatore: «Ma io sono Cesarini, non posso essere esaminato da nessuno». «D’accordo a condizione che lei abbia scritto un libro sul calcio», risposero i tecnici dell’Associazione futbolista argentina. Cesarini colse al volo e così replicò: «No, non ho scritto nessun libro ma se me li portate qui tutti, da ogni parte del mondo, vi correggo gli errori».
Settant’anni dopo il mondiale di Germania ha rilanciato la zona e Renato da Senigallia. Partite stracche, a parte la fiesta argentina contro i debolissimi serbi, riaccese nei dieci minuti finali, quando comunque si morde il cuscino, per non addormentarsi definitivamente, approfittando della stanchezza altrui, arrembando come ai bei tempi. In fondo il calcio è questo, imprevedibile fino all’ultimo secondo, Sepp Blatter che ha il cuore fragile è costretto a soffrire pure lui, divertendosi ma non troppo. Adesso il minuto ultimo non è nemmeno più il novantesimo ma la partita si è allungata e Renato Cesarini avrebbe avuto ancora spazio per mettere il suo piede, la sua cabeza lucida di brillantina, per poi accendersi una sigaretta, prendere una matita rossa e blu e incominciare a correggere gli errori.