Un gol del difensore tiene i giallorossi nei piani alti della classifica e li rilancia in zona Champions, ridimensionando invece le possibilità dei friulani Ferrari a Udine cancella la crisetta della Roma L’arbitro Bertini non riesce a controllare una p

Primo tempo sonnolento, ripresa più vivace e aggressiva con De Rossi protagonista. Nel finale Aquilani e Totti sostituiti contestano Spalletti

Marcello Di Dio

nostro inviato a Udine

Doveva essere la partita più spettacolare dell’anno, a sentire molti addetti ai lavori che indicano Udinese e Roma come le squadre che giocano il miglior calcio in Italia. In realtà, al Friuli di spettacolo se ne vede poco e quel poco lo regala la formazione giallorossa nel secondo tempo. Memore dei pareggi con Chievo e Ascoli (il secondo aveva fatto arrabbiare molto Rosella Sensi) Spalletti rispolvera il modulo a una punta, più congeniale ai giocatori a disposizione, e sfrutta al meglio gli spazi che di fatto concede l’avversario di ieri che non ha certo indole difensiva; il tridente d’attacco di Galeone, complice un Di Natale a mezzo servizio che infatti gioca alla grande solo mezza partita, risulta poco incisivo anche per lo scarso apporto fornito dai centrocampisti. Insomma un’Udinese sotto tono rispetto alle attese e tre punti d’oro per la Roma nel primo spareggio per la zona Champions. Che in un sol colpo tiene lontani i friulani in classifica e cancella la minaccia di un ritiro anticipato a oggi in vista dell’Olympiakos. La vittoria arriva grazie a un gol su rimpallo di Matteo Ferrari, il difensore che sta ritrovando la fiducia dell’ambiente giallorosso dopo l’anno di esilio all’Everton. La sua rete fa notizia anche perché è la prima dopo oltre due anni e mezzo (ultimo sigillo il 6 marzo 2004 in un Modena-Parma finito 2-2).
Gara spigolosa, che l’arbitro Bertini (centesima presenza in A festeggiata malissimo) gestisce in maniera incerta, lasciando impuniti calci e spintoni per almeno mezz’ora. Poi l’inversione di tendenza, con l’inevitabile rosso a Muntari (fallaccio sullo stesso Ferrari) e le sei ammonizioni, una delle quali a Rosi che scalcia via il pallone a gioco fermo. Ammonizione giusta a termine di regolamento, ma che fa sorridere di fronte ai contrasti duri non rilevati. La Roma, senza molti dei suoi corridori (da Perrotta agli esterni Cassetti e Tonetto), sembra frenata nel primo tempo, ma l’Udinese non è così pericolosa come ci si aspetterebbe: il colpo di testa di Asamoah sventato con un balzo felino da Doni e l’incornata di Iaquinta finita sull’esterno della rete sono gli unici acuti della squadra di Galeone (ancora senza vittorie nelle sfide dirette con Spalletti) nonostante l’infaticabile Di Natale che con una caviglia a pezzi fa ammattire Panucci (trecento in A). Totti, che da ieri per numero di presenze nella Roma è secondo solo a Giacomo Losi, corre, dribbla, inventa anche qualche giocata delle sue – bella quella che manda in porta l’evanescente Pizarro, un ex fischiato e forse condizionato nella sua prova -. Ci si stropiccia gli occhi davanti all’errore macroscopico del capitano della Roma che a tu per tu con De Sanctis non riesce a far gol, ma anche davanti all’arrabbiatura che Totti ha con Spalletti nel momento in cui (33’ della ripresa) il tecnico lo sostituisce con Vucinic.
La Roma del secondo tempo è più viva: l’atteggiamento in campo è molto più aggressivo, De Rossi giganteggia a supporto della difesa mentre Aquilani (che a sua volta si arrabbierà con Spalletti per il cambio, ricevendone un rimbrotto) cresce di minuto in minuto. La sorpresa è però il giovane Virga, tornato alla base dopo un anno trascorso tra Palermo e Ascoli, ma soprattutto in infermeria. Non fa rimpiangere Rosi ed entra con personalità nel match. Il gol di Ferrari, nato da una punizione del solito Totti e regalo inatteso di Iaquinta, corona il lavoro dei giallorossi che però gestiscono problematicamente – e questo sarà uno dei punti che Spalletti farà bene ad analizzare con la squadra - la fase della superiorità numerica. L’Udinese ha poche cartucce da sparare, Di Natale è sfinito, mentre in difesa tocca al colombiano Zapata tappare le falle e le incertezze, soprattutto del portiere De Sanctis. Sarà proprio il difensore ad avere l’ultima clamorosa occasione in un finale di nuovo nervoso (brutta la scena nella quale Mexes, dopo il fischio finale, cerca rogne con Natali).