Gol spariti, ma non diamo la colpa ai deboli

di Franco Ordine
Aiuto, il calcio italiano ha perso per strada il gol che è poi il condimento indispensabile per insaporire lo spettacolo. L'ha perso dopo un sabato incoraggiante (9 reti in tre sfide, una media al peperoncino), per via dei cinque zero a zero (record eguagliato, non accadeva dall’89) che risuonano come un malinconico rintocco, una condanna esplicita della qualità del campionato e del suo livello di competitività. A pochi giorni dal ritorno della Champions non è una gran bella pubblicità per l'azienda calcio, bisogna ammetterlo e scovare subito un rimedio. Se può raccogliere qualche giustificazione lo zero di Cesena (Gilardino assente, Mutu si fa espellere), o la fiera resistenza del Siena (Sannino è un eccellente tattico) a Cagliari nonostante le macumbe di Cellino, risulta invece più complicato spiegare la difficoltà della Juve nell'aprirsi la strada al gol. Attenti: già contro il Milan, prima della sosta, il difetto venne alla luce ma rimase sotto traccia grazie alle due unghiate di Marchisio e al cedimento strutturale dell'impalcatura rossonera. A Verona, al cospetto del Chievo, specialista nel mettere nei guai le grandi (è già uscito fuori strada il Napoli) invece di allungare il passo e cogliere al volo la caduta della squadra di Mazzarri, la nuova razza padrona di Torino ha tradito ansie e limiti nel suo gioco d'attacco. Persino le scelte iniziali di Antonio Conte e i suoi cambi in corsa sono finiti nel mirino della critica: quel palo scheggiato da Del Piero è rimasto l'unico brivido regalato al suo popolo in amore.
Rare le imprese balistiche, Ramirez a Novara la pepita d'oro di una domenica da dimenticare, più evidenti gli scarabocchi degli attaccanti e la feroce resistenza di difese fuse nell'acciaio, ormai. Per una volta comanda il gioco specializzato nel distruggere, come denuncia lo stesso Conte (nella foto) dopo il lamento (toh chi si risente!) dello stesso tipo firmato da Mazzarri sabato notte. Troppo comodo pretendere dai più deboli atteggiamenti disincantati: il Palermo arrendevole lo dimostra. L'occasione mancata dalla Juve può ingigantire l'angoscia dell'Inter finita in un collo di bottiglia oltre che in fondo alla classifica: ai problemi strutturali (gruppo datato anagraficamente, usurato dagli infortuni, con motivazioni discutibili) già denunciati da Gasperini, si sono aggiunti con Ranieri una striscia di fischi ostili (4 rigori contro nelle prime sei della stagione sono un record) e le pene legate all'assenza dei gol di Eto'o.
Le tracce consistenti di grande Milan hanno consolato doppiamente i campioni da ieri sera a soli 4 punti dalla vetta dopo una partenza disastrosa (e lo scontro diretto perso). Segno che è possibile risalire la china se ai tre petardi col Palermo dovessero seguire altre testimonianze, tra Lecce e Parma, di ritrovato smalto. Decisivo il recupero dei più dotati di Milanello: Robinho, per esempio, Aquilani per esempio, Nocerino (acquistato a 500 mila euro: complimenti a Galliani) per esempio. Con Boateng, Ambrosini e Pato a pieno servizio, il Milan può rimettersi all'inseguimento dei primi della classe. Da domani è già Champions, cui il Napoli sta rendendo un eccessivo dispendio di risorse. Prima di affrontare la potenza del Bayern, la stilettata subita dal Parma perversa conseguenza della ricerca disperata del successo con l'inevitabile concessione del contropiede. La musichetta può diventare un comodo alibi, in assenza del turn-over di Mazzarri.