Golden share L’Ue avverte l’Italia: «La legge va modificata»

Bruxelles lancia l’ultimatum all’Italia sulla golden share: il governo ha due mesi di tempo per cambiare la legge sulle privatizzazioni, adeguandosi alla sentenza della Corte di giustizia europea del 2009. Pena un nuovo rinvio alla Corte che potrebbe costringere il nostro Paese a pagare una supermulta.
Nel mirino della Commissione dell’Unione europea ci sono i poteri speciali che lo Stato conserva nelle aziende privatizzate in cui è ancora presente con una quota di partecipazone: da Enel a Eni, da Telecom Italia a Finmeccanica. Poteri che - come si legge nella lettera di diffida inviata alle autorità italiane dai servizi del commissario Ue, Michel Barnier - comportano «una restrizione ingiustificata del mercato interno», violando il principio della libera circolazione dei capitali e quello sul diritto di stabilimento delle imprese nell’Unione europea. Di cosa si tratta? Innanzitutto del potere dello Stato di opporsi all’acquisizione di quote rilevanti delle società partecipate, che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto.
Poi quello di opporsi a patti o accordi tra azionisti che rappresentino almeno il 5% dei diritti di voto. Infine, il potere di opporsi ad alcune importanti decisioni proposte dal consiglio di amministrazione delle società partecipate: dalle fusioni o scissioni aziendali, al trasferimento del quartier generale all’estero, al cambiamento della ragione sociale.
Contrario alle norme Ue anche il veto che lo Stato può opporre alle delibere in cui si modifica lo statuto societario, prevedendo la soppressione o la modifica della stessa golden share.