Goldman Sachs e la favola del 30 maggio

Adesso vi raccontiamo una favola. C’era una volta una grande banca d’affari americana, che si chiama Goldman Sachs. E un suo analista molto bravo, Luca Cipiccia. Banca e analista il 30 maggio dopo tante analisi, indagini, grafici ed equazioni scoprono che in Italia c’è una bella addormentata: si chiama Luxottica. E in uno studio inseriscono la bella addormentata tra i frutti più preziosi della selva italica. Goldman Sachs scopre che la Luxottica è troppo modesta: i suoi margini di guadagno e di redditività nel futuro sono migliori di quanto dicano i vertici. E per questo Luxottica è, come si dice in queste favole anglosassoni, un «buy»: farà risultati straordinari anche migliori di quelli annunciati dalla società stessa. Passano poche settimane. E la nostra Luxottica va in America e riesce a convincere il vecchio proprietario degli occhiali Oakley a vendergli l’azienda. Un affare straordinario che porta a una grande baldoria in Borsa. Goldman Sachs nonostante detenga azioni Luxottica, abbia svolto attività di investment banking nell’ultimo anno per Luxottica e si aspetti di fare altrettanto nei prossimi tre mesi, nell’affare Oakley è però dalla parte, come advisor, proprio di questi ultimi. È veramente una favola a lieto fine. Tutti sono contenti. Goldman ha azzeccato le sue previsioni su Luxottica, anche se, per carità, i suoi analisti nulla sapevano dell’affare, perché esistono i muri cinesi che bloccano i conflitti di interesse. È solo una fortuna che dopo due settimane Oakley, con la consulenza proprio di Goldman, si sia finalmente fatta comprare dagli italiani. Qualche orco brutto e cattivo a queste favole non ci crede. E le fatine di Sec e Consob?