GOLDONI Una comicità senza tempo

Sono testi scritti in italiano e integralmente in rima. Oltre a recitare gli attori danzano e si travestono

Ferruccio Gattuso

Un sorriso beffardo e comico, che si distende da tre secoli, con freschezza immutata: è quello del teatro di Carlo Goldoni. Nell'imminente 300° anniversario della nascita del commediografo veneziano (1707-1793), il Teatro Olmetto ospita Amore fa l'uomo cieco - La Pelarina, due atti unici firmati dalla regia di Eugenio de' Giorgi con l'Associazione Teatrale Duende. Un debutto nazionale, in cartellone da stasera al 3 dicembre, che porta al pubblico due intermezzi comici composti da un Goldoni non ancora trentenenne e già intrisi della grande promessa poi esplosa nelle opere maggiori. Dopo Gli Innamorati e La vedova scaltra, Eugenio de' Giorgi sceglie quindi due testi raramente rappresentati, e si potrebbe aggiungere anche colpevolemente trascurati: il gusto del coup de théâtre, i travestimenti, le burle e gli equivoci sono già tanti e tali che in essi la penna di Carlo Goldoni fiammeggia di quella maestria ammirata successivamente in opere come La Locandiera e la Trilogia della villeggiatura. È la vita quotidiana, il buffo circo dei matrimoni mal assortiti, condizionati dalla moda e dalla voglia di apparire in società, il bersaglio dell'implacabile osservatore veneziano. Relazioni obbligate, amori inseguiti e, peggio, mal riposti: una tenzone di buoni e cattivi sentimenti scorrono nei vicoli di Venezia come gli umidi canali che hanno reso unica la città della laguna. Insomma, una cornice troppo intrigante per lasciarla lì, sulla carta. Magari in attesa di qualcun altro che la metta in scena. Eugenio de' Giorgi ha voluto essere quel qualcuno, per amore di Goldoni e del suo teatro. «Si tratta di testi scritti in italiano e integralmente in rima - spiega il regista - Goldoni ha esasperato le voci degli attori, i loro gesti, i costumi, il trucco. Le due storie sono giochi teatrali, dove gli attori, oltre a recitare, cantano, danzano e si travestono. Particolare di grande atmosfera, quindi, la musica: dal vivo e registrata, in un intreccio difficile da distinguere, eseguita con strumenti d'epoca, a cominciare dalla spinetta. «Il senso - prosegue de' Giorgi - è quello di catapultarsi nella Venezia del '700, nel cuore di una nobiltà cittadina determinata a godersi la vita, tra fasti pericolosi e finzioni di benessere che portano inevitabilmente debiti. In entrambe le vicende il tema principale è la diabolica abilità femminile nel circuire gli uomini ricchi. La donna, con la sua bellezza e il suo fascino, sa come pelare l'uomo, da qui il titolo di La Pelarina».
Di questo «intermezzo» e del precedente, il testo in rima è, come detto, componente ritmica essenziale: «Lo abbiamo rispettato in modo rigoroso - conclude de' Giorgi - Il testo, leggero e privo di quell'impianto drammaturgico tipico delle opere maggiori, è una vera sfida per gli attori: gli interpreti devono contare solo sulla propria capacità di far vivere quel linguaggio e quelle battute».
Teatro Olmetto fino al 2 dicembre
Orari: feriali ore 21, festivi ore 16
Ingresso: 16 euro
Biglietterua tel. 02. 72021503