Goldoni diventa «moderno» per spiegarci cos’è la donna

Del suo non comune talento avevamo avuto prova già nove anni fa quando, finalista al Premio Lina Volonghi, incantò pubblico e giuria con un assolo carico di sensualità e ironia. L’attrice che ritroviamo oggi è più matura e consapevole, complici le importanti esperienze professionali accumulate e i registi frequentati, ma mantiene una vena di fresco eclettismo: una lingua espressiva fuori dagli schemi e, al contempo, tecnicamente ineccepibile. Ne è prova il monologo Notturno per attrice goldoniana: donna di spirito e donna di vapore che Paolo Puppa ha scritto per l’ultima Biennale di Venezia dove Elisabetta Valgoi, sapientemente diretta da Filippo Gili, ci trascina in un vortice di femminilità per così dire «archetipica», intrecciando i destini - e i modelli recitativi - di due figure simbolo di Goldoni (e, in un certo senso, della drammaturgia moderna tout court): la moglie afflitta per i tradimenti del marito e la serva votata a un sincero, se non addirittura sanguigno, pragmatismo. Le basta un mantello nero da indossare e togliere a seconda dei casi, ed eccola passare con disinvoltura dai lamentosi sospiri della dama infelice alla vivida scaltrezza della cameriera operosa; dalla romantica malinconia della signora di buona famiglia agli astuti propositi di emancipazione della vezzosa massèra. La lingua e le parole sono ovviamente quelle del commediografo veneziano (vi si riconoscono brani de La Locandiera, La Serva amorosa, La Moglie saggia, La Buona moglie), ma sembrano passate al vaglio di rotture e frantumazioni tutte novecentesche. Come a voler costruire, cioè, un monologo interiore a due voci dove l’arguzia e la vis polemica dell’autore cedono ad uno sfogo allucinatorio commisto di dolore e leggerezza; ad un (duplice) flusso di pensieri scandito da un'armoniosa musicalità dell'anima. Tanto più che la metafora del doppio connota con incisiva evidenza anche la scenografia di questo pregevole lavoro prodotto da La Piccionaia: due tavoli speculari apparecchiati con ortaggi e coltelli da cucina, un letto matrimoniale, poltrone, sofà e un specchio/mondo nel quale rifrangere se stessa e/o l’altra da sé. La Valgoi è davvero strepitosa: si concede senza remore, prediligendo ora certe tipologie espressive della Commedia dell’Arte (in particolare le tirate melò dell’Innamorata infelice), ora la recitazione «bassa», ora il pathos di ascendenza ottocentesca, ora la dizione «rotta» di scuola ronconiana. E la sua fisicità accompagna con elegante magnetismo questa ennesima sfida vinta. Da vedere. In scena al teatro La Comunità fino al 18 ottobre. Info: 06/5817413.