Goldoni nella Sardegna di Ziu Petru

Il nuovo libro di Luca Goldoni è una lettera d’amore a una delle grandi passioni della sua vita, una passione che scoprì un po’ per caso e un po’ seguendo il buon senso: «Vidi una pubblicità su un giornale, c’era una spiaggia bellissima. Dissi a mia moglie: perché andare in Polinesia se in tre quarti d’ora possiamo arrivare qui in Sardegna?». Erano i primi anni Settanta. Goldoni, che è nato a Parma e che da una vita sta a Bologna, insomma Goldoni che è un emiliano doc e che come tutti gli emiliani doc quando pensava al mare pensava alla riviera adriatica, cominciò a tradire la sua Milano Marittima per la Sardegna.
Il seguito di questo singolare adulterio estivo è stato un indissolubile ménage à trois: Goldoni continua a frequentare e ad amare la Romagna, ma nella Sardegna ha trovato molto di più che una seconda casa: «Il mio sogno segreto», scrive, «è quello di vivere qui e di fare qualche week end in continente». Sono le parole con cui si chiude la lettera d’amore di cui parlavamo: un libro appena uscito che s’intitola La Sardegna che non ti aspetti (Zonza editori, pagg. 150, euro 16).
È un libro che farebbero bene a mettere in valigia tutti coloro che per la Sardegna stanno partendo: si tratti della prima o dell’ennesima volta. Noi che la frequentiamo per le vacanze, infatti, di quest’isola sappiamo poco a nulla. Anche se crediamo di saperne, eccome; anche se ci riempiamo la bocca con frasi un po’ idiote tipo «io sono un sardo d’adozione» solo perché crediamo di conoscere la ricetta della burrida e delle seadas. Sappiamo poco o nulla un po’ per colpa nostra, ma un po’ anche per colpa del mare: «È così bello», dice Goldoni, «che nessuno se ne allontana. Si resta sulla costa, non si è indotti ad addentrarsi per vedere che cosa c’è». Eppure la Sardegna è proprio «lì dentro». Pochi sanno che fino a sessant’anni fa i sardi non vivevano sulle coste: colpa della malaria, che rendeva grama la vita in riva al mare, e che è stata debellata solo grazie al tanto vituperato Ddt: proprio qui in Sardegna, infatti, la Fondazione Rockefeller ebbe il permesso di sperimentarlo, nel 1946. Fu la rinascita dell’isola.
La Sardegna, la vecchia Sardegna ma diremmo addirittura la vera Sardegna, s’è dunque sviluppata all’interno, e Luca Goldoni ce la racconta da grande inviato qual è: fuoriclasse della «cronaca della vita parallela», cioè della vita non ufficiale, non del Palazzo ma della gente comune. Fu il maestrale, un giorno di tanti anni fa, a spingere Luca e suo figlio Alessandro a lasciare la costa e ad andare a curiosare all’interno. Si imbatterono per caso in un contadino: «Erano le quattro e mezza del pomeriggio, gli chiedemmo un’informazione sulla specie di un albero, ce ne andammo da casa sua alle nove di sera dopo un’abbuffata di formaggi e vino». Era nata un’amicizia, e l’amore di Luca per la Sardegna meno conosciuta, quella appunto «che non ti aspetti».
Il libro è come un film a episodi: non trovi una riga sul jet set di Porto Cervo e dintorni, né sul mondo cafonal dei festini in barca o in villa. Ne trovi tante, invece, su Gavino, Z’Antona, Ziu Petru e altri sconosciuti che non hanno yacht ma vacche, vacche così importanti da avere, ciascuna, un nome: Malaidea, Montubbello, Marepieno, Lizubianco, Ispanabbella, Mantueseda, Malacundeu. Che mondo: per noi strano, diverso, fuori dal tempo. Ma forse proprio per questo così affascinante, così coinvolgente da indurre Luca, uno che il mondo lo ha girato davvero, a sentire «una stretta al cuore» quando l’estate finisce e deve chiudere la porta della sua casa in Sardegna: «Qualche volta, da Bologna, penetro in questo limbo abbandonato facendo squillare il telefono e mi trasferisco senza peso e senza voce fra oggetti familiari che vivono soltanto quando ci sono io. Forse solo i vetri vibrano un poco nelle sciroccate dell’inverno».