Goldoni secondo Wertmüller «La vedova», favola-labirinto

Enrico Groppali

«Di belle edizioni della “Vedova scaltra” ne abbiamo viste tante», dichiara con la simpatia di sempre Raffaella Azim, l’attrice veneziana per vent’anni cittadina milanese, che dopo essersi fatta le ossa al Pier Lombardo ai bei tempi di Testori e Franco Parenti, torna ora da protagonista nella città che vide i suoi inizi. «Oltre a quella della Moriconi diretta da Enriquez che fece il giro del mondo e che ammirai da bambina - continua -, ricordo la strepitosa interpretazione di Adriana Asti a Verona e, perché no, anche l’edizione espressionista di Cobelli dove Rosaura si rivoltava inutilmente contro le maschere. Ma nessuna - dico proprio nessuna - è lontanamente paragonabile alla nostra», soggiunge con orgoglio questa eterna ragazza dalla risata squillante.
Superfluo chiederle cosa ci sia di diverso, se non di allettante, nell’allestimento firmato dalla vulcanica Lina Wertmuller dove la fa da padrone - fin troppo, dicono alcuni - la scenografia mostre di Enrico Job, il geniale consorte della regista ahimè scomparso pochi mesi or sono, e che i milanesi vedranno al Carcano a partire dal 26 novembre.
«E'superfluo - confida infatti Raffaella - per due buone ragioni. La prima dipende dal carattere estroverso di Lina. La quale,pochi se ne ricordano, in teatro cominciò la sua carriera e al teatro ritorna ogni volta che può».
E la seconda ragione? «Dipende ancora dalla Wertmuller - prosegue la Azim con fervore -. Dato che Lina ha avuto la geniale idea di farci cominciare lo spettacolo nel delizioso vernacolo caro a Goldoni spingendoci a condurre idealmente per mano lo spettatore nei meandri di questa favola-labirinto. A torto troppo spesso considerata un pretesto giocoso o, peggio ancora, un’ariosa vacanza dell’autore della «Locandiera».
È vero che l’azione ruota attorno a un letto gigantesco? «Non vero, verissimo - ride a squarciagola la protagonista -. Ma non certo per sottintendere con malizia l’erotismo della signora Rosaura. Non dimentichiamo, come ci fa intendere ironicamente Goldoni, che la povera vedova, rimasta anni ed anni legata a un consorte oltre che vecchio malato d’uggia e di rabbia, le diede certo poche soddisfazioni». Sarà, ma come mai Rosaura riceve sempre a letto i suoi quattro pretendenti? «Perché è una donna e, per quanto priva d’esperienza, sa bene che ogni controversia si placa o al contrario si esalta quando i due sposi si trovano insieme nella camera nuziale», promette sorniona la Azim.