Le gole profonde hanno fatto di tutto per tacere

Dirigenti di società, ex designatori e arbitri, di fronte agli inquirenti, minimizzano e cercano di giustificarsi

Massimo Malpica

da Roma

Dall’avviso di conclusione indagini della procura napoletana emergono novità sulle versioni dei protagonisti. Verbali di interrogatorio che confermano, rettificano e talvolta provano a smentire le «verità» raccontate dalle intercettazioni. Come la versione che il collaboratore della Can Manfredi Martino dà della «conversione» di De Santis a metà campionato.
De Santis sveste il bianconero
Scherzi della giustizia. Dopo aver scoperto di essere sott’inchiesta a Napoli, De Santis dà vita a un nuovo corso della sua carriera arbitrale. «Mi viene chiesto se è vero - mette a verbale il 28 maggio Martino con il pm Narducci - che nella stagione 04/05 De Santis abbia improvvisamente mutato il suo tradizionale atteggiamento favorevole alla Juve (...) tanto da suscitare il malcontento dei dirigenti juventini. Rispondo che ciò corrisponde al vero e credo che questo atteggiamento muti a partire da Parma-Juve del girone di andata, e a me risulta che De Santis ha fatto ciò nel timore degli sviluppi dell’indagine napoletana». Insomma, il fischietto di Tivoli, prosegue Martino, iniziò «ad arbitrare in modo diverso e non sfacciatamente favorevole alla Juve, per evitare di offrire elementi di prova ulteriori circa la sua vicinanza a Moggi e Giraudo».
Lotito chiede equilibrio
La vicenda del presunto «piano salvezza» per la Lazio coinvolge Franco Carraro. Manfredi Martino lo tira in ballo, raccontando che Bergamo gli disse che il presidente federale «aveva espresso la volontà che Lazio e Fiorentina venissero in qualche modo aiutate per restare in serie A». Ed è a lui, secondo gli inquirenti, che il patron biancoceleste si rivolge per chiedere una «spintarella» con gli arbitri. Il magistrato Cosimo Maria Ferri indirettamente conferma l’ipotesi, sostenendo che Lotito «mi fece intendere, in termini non espliciti e chiari, che anche questa storia dell’aiuto alla Lazio era stata discussa con Carraro». Lotito invece sostiene con i pm partenopei che, dopo i torti arbitrali subiti, aveva invitato «i vertici federali a intervenire solo per ripristinare una situazione di regolarità e di equilibrio affinché non vi fossero più errori e sviste». Fatta questa premessa sostanziale, Lotito ammette i contatti con Carraro e le telefonate con Mazzini, interlocutore indicato, dice, proprio dal presidente federale. «Ho sempre fatto ciò - mette a verbale il presidente biancoceleste - non per raggiungere finalità illecite ma sempre e solo per spronare la Figc a ripristinare una situazione di equilibrio arbitrale». E alla contestazione del linguaggio «in codice» usato, replica: «È mia abitudine al telefono parlare quasi sempre in modo allusivo».
La «proposta da bandito»
Per i pm Diego Della Valle ha tentato la combine per Lazio-Fiorentina, «evento non verificatosi per il rifiuto opposto da Lotito». Sulla vicenda, l’avviso di chiusura indagini riporta le dichiarazioni di Ferri, che racconta ciò che ha saputo dal presidente laziale. «Mi raccontò che aveva ricevuto una proposta da parte di Della Valle che aveva offerto di vendergli la partita (...) Della Valle voleva dunque che la Lazio perdesse la partita e la sua contropartita sarebbe stata in termini economici». Lotito, spiega Ferri, era «disgustato perché quello che si presentava all’opinione pubblica come il rinnovatore del calcio non aveva esitato a fargli una proposta corruttiva». I Pm chiedono conto a Bergamo di quelle affermazioni intercettate alla fine di Lazio-Fiorentina, quando il designatore, con i viola a rischio retrocessione, esclama preoccupato con Mazzini «...è incredibile perché era tutto pilotato». Bergamo ammette di aver incontrato i Della Valle al pranzo organizzato da Mazzini, nega che il «pilotaggio» servisse a favorire i viola, ma semmai a «ripristinare una situazione che garantisse alla Fiorentina di non essere più ulteriormente danneggiata e che dunque venisse inserita nella prima griglia». Ma non sa spiegare come mai Mazzini, parlando con lui dopo Lazio-Fiorentina, dica «c’è Corvino». Per i pm, come noto, l’accenno è al diesse del Lecce, che all’ultima giornata incontrerà il Parma, in lizza con i viola per la salvezza.
Babini e il tormentone-Juve
Il guardalinee, parlando con Meani, chiama l’arbitro Paolo Bertini «Diabolik». Quando i pm gli chiedono conto del «nomignolo» affibbiato al fischietto aretino, Babini frena: «Era una mia considerazione, non posso dire che Bertini era colluso con la Juve». Però poi l’assistente ricorda che Bertini «al termine di ogni partita telefonava a Paolo Bergamo» e che «si allontanava da me e dall’altro assistente in modo da non far sentire». E aggiunge: «Questo pseudo sistema Juventus che cercava di controllare tutto e tutti era diventato una specie di tormentone. Questo in pratica è il vero motivo per il quale io non sono stato più designato per partite di campionato della Juventus».