Golfo Persico, ancora tensione Usa-Iran

Nave statunitense spara contro due motovedette di Teheran che fuggono. Replica di un incidente simile occorso il 6 gennaio. E il greggio vola a 119 dollari

Sono bastati pochi colpi di avvertimento sparati nel Golfo Persico da militari Usa a bordo di una nave da carico affittata dalla Marina americana contro imbarcazioni sospette ritenute iraniane per far impennare i prezzi del petrolio.

La televisione americana Fox Tv ha diffuso ieri pomeriggio una notizia che richiama alla memoria un episodio simile dello scorso 6 gennaio: la «Westward Venture» si è imbattuta durante la navigazione non lontano dallo Stretto di Hormuz, a circa 20 chilometri al largo delle coste dell’Iran, in due piccole motovedette che si sono improvvisamente avvicinate. Dalla nave, secondo il resoconto di Fox Tv, è stato fatto un tentativo per stabilire un contatto radio e avvertire di fermarsi, ma questo è riuscito solo dopo che sono stati sparati alcuni colpi di avvertimento: dalle motovedette qualcuno si qualificato come membro della Guardia costiera iraniana. Subito dopo le imbarcazioni si sono velocemente allontanate.

Un’altra rete televisiva Usa, la Msnbc, ha spiegato che la «Westward Venture», in quanto in servizio per le forze armate americane, «diventa in tutto e per tutto un’unità militare con a bordo l’armamento necessario per proteggere carico ed equipaggio». Secondo Msnbc, sono stati sparati in tutto undici colpi, otto da una mitragliatrice calibro 50 e tre con fucili M-16.

Fonti della Marina militare iraniana hanno smentito che lo scontro riferito dalle televisioni Usa abbia coinvolto motovedette di Teheran: a loro avviso dalla «Westward Venture» si è sparato contro imbarcazioni «non iraniane». Da parte sua, un funzionario della Difesa statunitense ha detto che sarebbe stato sparato un solo colpo di avvertimento verso un’imbarcazione iraniana.

Sia come sia, gli effetti perturbanti sul mercato del greggio non hanno tardato a manifestarsi: il derivato sul petrolio con scadenza a giugno ha segnato negli Stati Uniti un rialzo improvviso del 2,59%, raggiungendo quota 119,025 dollari. Questo nel giorno in cui Philip Verleger, presidente di una società di consulenza energetica che tre anni fa aveva previsto che il greggio avrebbe raggiunto quota 100 dollari al barile, sostiene che entro l’anno si potrebbero toccare i 200.