La Goliardia si fa musical con i «Canti» di Brivio

Appuntamento lunedì al MazdaPalace per una serata davvero particolare

Ferruccio Gattuso

Leggere attentamente le avvertenze. Oggi, maneggiare le parole è un po’ come avere a che fare con le medicine: non sia mai che non si debba dare un’occhiata preventiva a posologia e sintomi indesiderati. Dura lex del politicamente corretto, sottile forma di isteria controllata generatrice di tabù e pruriti bigotti. Chi del vademecum sulle parole se ne fa un baffo è Roberto Brivio, e non solo perché la sua carta d’identità gli permette di tutto e di più, essendo un ex membro dei leggendari cabarettisti chiamati I Gufi.
L’attore e regista milanese è tornato alla carica, di questi tempi, con una vecchia e buona idea, di quelle che restano per un po’ nel cassetto e poi spuntano come chiamate all’appello dalle urgenze contemporanee: insieme a Gustavo Palazio - autore di riviste radiofoniche e televisive - ha scritto un musical decisamente diverso, Di Canti di Gioia ovvero i Canti Goliardici, in scena lunedì al MazdaPalace (ingresso 20 euro primo settore, 15 euro secondo settore),
«I movimenti goliardici - spiega Roberto Brivio - sono nati proprio nelle università, tra gli studenti e con la complicità dei professori: è quindi perfettamente naturale che i primi passi li muoviamo tra i giovani. È un musical, questo, salutare, il cui messaggio è semplice e diretto: che non si abbia paura delle parole. Le parole restano sul palcoscenico, servono a evocare, a ridere, a sdrammatizzare. La goliardia vive sulla parolaccia, sui pesanti equivoci e sull’eterno racconto del sesso: e soprattutto la goliardia è gratuita, non si mette al servizio di alcun proposito che sia politico o satirico. È un rito fine a se stesso».
Più che giusto, però la cosa fa sorridere con un pizzico di amarezza pensando che, solo pochi giorni fa, nella cornice in mondovisione del Superbowl americano persino gli (ex?) irriverenti Rolling Stones abbiano censurato un paio di liriche delle proprie canzoni, un po’ troppo allusive. E allora, forse, la missione goliardica ha ancora una sua piccola battaglia da svolgere?
«I canti goliardici sono antichissimi - continua Brivio -, risalgono al XII secolo, quando si chiamavano Carmina blasphema (il primo canto porta la firma di Antonio Urceo detto il Codro, un docente di Lettere latine) poi sparirono improvvisamente. La goliardia è cultura e intelligenza; amore per la libertà e coscienza delle proprie responsabilità di fronte alla scuola di oggi e alla professione di domani; è culto dello spirito che genera un particolare modo di intendere la vita alla luce di un’assoluta libertà di critica, senza pregiudizi».
Così, Brivio ha recuperato, selezionato e assemblato decine di ballate all’insegna della dissacrazione e della scurrilità, incastonate al servizio di una storia. Spettacolo corale in due tempi, I Canti Goliardici si avvale di una compagnia di venti attori e di un ensemble musicale che eseguirà le canzoni rigorosamente dal vivo.
Dalla colonna sonora del musical verrà tratto un cd che sarà messo in vendita e promosso durante gli spettacoli della tournée che farà tappa, in una serie di rappresentazioni uniche, in qurantasette città italiane sedi di ateneo.
«Sarà uno spettacolo dove ogni cosa ha un nome preciso - rincara Roberto Brivio -, dove la parola è in libertà, dove sia la platea, sia la galleria dei teatri saranno chiamate a partecipare attivamente, inneggiando cori. Nella speranza che le goliardate e quei canti che per una vita sono stati accolti con sufficienza, trattati solo nelle riviste goliardiche di fine anno accademico, citati segretamente nei papiri, saranno prima o poi presi in considerazione anche dai cosiddetti intellettuali».