MA IL GOLPE NO

Ieri il ministro degli Interni Giuliano Amato ha terrorizzato l’Italia con l’annuncio che «forse» si rimanderanno le elezioni perché il Consiglio di Stato ha dato ragione a Pizza ammettendo il suo simbolo della Democrazia Cristiana in conflitto con quello dell’Udc. Pizza ha chiesto di ripartire da capo con la campagna elettorale: siamo nella normale umanità. Ma si entra invece nella follia e peggio quando il ministro degli Interni, con un atteggiamento da colonnello Gutierrez di qualche repubblichetta sudamericana, dichiara che «forse» si dovranno rinviare le elezioni: ci sta pensando, ci farà sapere. Intanto blocco dei sondaggi e imbavagliamento dei candidati hanno già congelato la democrazia italiana.
Amato non ha alcun titolo per fare una dichiarazione del genere neanche in forma ipotetica, perché l’articolo 61 della Costituzione ordina: «Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro 70 giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni». Punto e fine della storia.
Nessuno, neanche il presidente della Repubblica (che anzi è il guardiano della Costituzione e di cui ci sarebbe piaciuto udire un urlo) può correggere la Carta fondamentale. Facciamo dunque i conti sulle dita: il 6 febbraio Napolitano ha sciolto le Camere e domenica 13 aprile è l’ultima utile per votare entro i 70 giorni prescritti. Il problema delle elezioni, come si vede, non esiste. Esiste invece il problema Amato.
Già una volta questo raffinato costituzionalista consentì ai giornali di scrivere che lui indagava su una Commissione parlamentare, salvo poi informarci di saper bene che l’esecutivo non può indagare sul Parlamento. Anche stavolta siamo sicuri che sappia quel che dice la Carta costituzionale e dunque pensiamo che abbia semplicemente giocato di furbizia ai limiti dell’infedeltà. Non è neanche accettabile la sua richiesta al Consiglio di Stato di rimangiarsi una decisione legittima a favore di Pizza: non è nella sua disponibilità. Né può prendersi in considerazione un conflitto fra Consiglio di Stato e Costituzione, perché la Costituzione comanda anche sul Consiglio di Stato: i padri costituenti vollero l’articolo 61 proprio per impedire a qualsiasi Giuliano Amato di offrire la volata a qualsiasi Veltroni con un supplemento di tempo illegittimo giustificato da ricorsi. Da oggi al 13 aprile una cosa da fare Amato l’avrebbe: dimettersi.