Le gomme dure sono la salvezza delle rosse

L e certezze di Hockenheim sono: 1) le McLaren non possono disputare l’intero Gp di Germania (ammesso che non sia bagnato) con le gomme «medium», le meglio utilizzate in qualifica; 2) la solita brillantezza di Hamilton è comprensiva di una certa leggerezza, su una pista che vale poco meno di 35 millesimi al giro per ogni chilo di aggravio; 3) le Ferrari, un po’ più pesanti del consueto, hanno dimostrato di cavarsela meglio con le gomme «hard», che hanno un utilizzo pari ai due terzi circa della percorrenza totale. Anzi, dico subito che se dovesse toccare a me di scegliere una strategia, punterei diritto diritto sulla gradazione più dura di pneumatici fin dalla partenza, lasciando le «medium» per il solo tratto finale, il più breve possibile e forse il più combattuto, in caso di grande resistenza al comando delle macchine anglo-tedesche. Infatti, a macchina leggera in assetto «hard» la Ferrari ha mostrato un vantaggio dello 0,4% del tempo sul giro sulla McLaren; con poca benzina e gommatura «medium», il solo Hamilton ha potuto prevalere su Massa dello 0,19%; con il necessario quantitativo di carburante in Q3, a pari pneumatici, questo valore è passato allo 0,26%. Evidente il maggior carico aerodinamico (e resistenza) della McLaren, tanto che la Ferrari è stata più veloce di 3,6-4,4 km/h. Ed è chiaro che un divario di 3 decimi al giro conduce già alla differenza di una decina circa di chili di benzina. Quindi, buona strategia in rosso, per un buon successo.