"Gomorra" prende la rincorsa verso l'Oscar come miglior film straniero

Il film di Garrone favorito per rappresentare l’Italia a Hollywood. In lizza anche "Il divo", "Giorni e nuvole" e "Tutta la vita davanti"

Roma - Scommettiamo? Sarà Gomorra a rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar, categoria «miglior film in lingua straniera». Tutti gli indizi portano lì. Il duro e vibrante affresco di Matteo Garrone sembra avere i requisiti ideali per piacere ai signori dell’Academy Awards. Ha incassato oltre 10 milioni di euro in patria, s’è aggiudicato il Gran Prix al Festival di Cannes, è stato venduto in sessanta Paesi, dietro di sé ha un libro noto dappertutto, può contare su una distribuzione americana, la Ifc, che lo farà uscire a dicembre. Certo, manca ancora il timbro della commissione ristretta, una quindicina di esperti, che si riunirà entro il 30 settembre presso l’Anica, un po’ la Confindustria del cinema, per mettere a punto la designazione ufficiale. Sorprese sono sempre possibili, e il livello dei film italiani autorizza sulla carta una discussione a tutto campo, ma vedrete che alla fine i voti confluiranno sul film-caso dell’anno. Proprio oggi sarà resa nota la composizione della commissione, probabilmente presieduta dal produttore Riccardo Tozzi.

Dell’eminente consesso faranno parte, tra gli altri, lo scenografo Dante Ferretti, la costumista Gabriella Pescucci, il regista Gianni Amelio, i produttori Tilde Corsi, Grazia Volpi, Conchita Airoldi, Francesco Pamphili, Angelo Barbagallo, i critici Fabio Ferzetti e Paolo D’Agostini... Quanto ai titoli, scadeva ieri il tempo utile per candidarsi, la partita vera si giocherà in buona misura tra un quartetto di film: Gomorra di Garrone (Raicinema-Fandango), dato per favorito da tutti i pronostici; Il Divo di Paolo Sorrentino (Lucky Red); Tutta la vita davanti di Paolo Virzì (Medusa); Giorni e nuvole di Silvio Soldini (Warner Bros). Pupi Avati, memore di antiche controversie, avrebbe deciso di non presentare Il papà di Giovanna, nonostante l’ottima accoglienza di pubblico e critica. Così come Domenico Procacci, per potersi concentrare attivamente su Gomorra, ha lasciato a casa sia Caos calmo di Antonello Grimaldi sia Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek.

Insomma, strada in discesa per il quarantenne Matteo Garrone. Sapremo ai primi d’ottobre se sarà il suo Gomorra, come tutto lascia intendere, a difendere i colori italiani; nella speranza che il 22 gennaio 2009, quando l’Academy renderà note le cinquine finaliste, il titolo figuri tra i film in gara per la serata del 22 febbraio. Certo, Garrone dovrà vedersela con concorrenti agguerriti: probabilmente, per dirne alcuni, il francese Entre les murs di Laurent Cantet, Palma d’oro a Cannes, il tedesco La banda Baader-Meinhof di Uli Edel, il belga Eldorado Road di Bouli Lanners, lo spagnolo Seven Billiard Tables di Gracia Querejeta.

Spiega Caterina D’Amico, amministratore delegato di Raicinema: «Sì, Gomorra è il nostro candidato naturale. Ha ricevuto premi, è piaciuto dovunque, l’abbiamo venduto benissimo. Se hai il film giusto perché mai dovremmo moltiplicare le proposte? Mi auguro che sia scelto». Inutile, ovviamente, chiedere ai commissari come voteranno. Sono tenuti alla discrezione. Dovranno riunirsi e confrontarsi, perché con l’Oscar il problema non è scegliere il film più bello, bensì il più indicato a farsi strada nell’agone americano. Tilde Corsi, però, una cosa la dice: «Spero vinca una logica di squadra, contro chiacchiere da pollaio e interessi particolari. Ci sono bei film in lizza, e sicuramente, tra questi, Gomorra racconta un’Italia sconvolgente, a suo modo spettacolare». Non dissimile il parere di Dante Ferretti, in partenza per l’America: «Sia Gomorra sia il Divo sono stati visti e premiati a Cannes, il che li aiuta. Il film di Garrone mi è piaciuto molto, ha una sua forza. Ma non mi chieda altro, la prego. Dobbiamo prima riunirci e decidere insieme».