Gonchar contro il tempo Tappa e maglia a 36 anni

L’ucraino, specialista delle crono, centra la prima in Francia. Giornata storta per americani e italiani

Pier Augusto Stagi

da Rennes

I francesi assicurano da sempre che è il Tour a rendere grandi i corridori e non viceversa: noi cominciamo ad avere qualche dubbio.
È vero, il Tour decapitato e mortificato sulle strade di Strasburgo, è appena incominciato. È trascorsa soltanto una settimana, ma se diamo un’occhiata alla classifica generale c’è da rimanere interdetti. «Questo è un Tour credibile», assicurano gli organizzatori. A noi, fin qui, sembra un Tour a dir poco incredibile.
A trentasei anni, dopo un’onorata carriera, l’ucraino Sergey Honchar - che in realtà si chiamerebbe Gonchar ma al suo Paese hanno sbagliato a fargli i documenti e adesso si porta quello che gli hanno decrittato -, è arrivato a vincere la sua prima tappa al Tour de France, a vestire la sua prima maglia gialla della carriera, alla sua terza partecipazione, dopo aver vestito un mese fa anche la maglia rosa.
Lui, buon cronoman lo è da sempre. In questa specialità ha anche vinto un titolo di campione del mondo, ma al momento non possiamo certamente rimanere incantati per l’impresa, che lo stesso Honchar considera buona, commentando con grande umiltà e prudenza: «I segreti di questa vittoria? No, non ci sono segreti. Sono solo uno che negli ultimi anni si è specializzato nelle prove contro il tempo e da qualche stagione sono un buono specialista. Qui a Rennes ho disputato davvero una buonissima prova. Non pensavo nemmeno io di andare così bene, e sono felice di aver regalato questa gioia al mio team (la T-Mobile, ndr), che non sta vivendo un momento certamente molto sereno e felice», ha commentato l’ucraino, riferendosi alla sospensione voluta dalla propria squadra e inflitta a Jan Ullrich e Oscar Sevilla.
«Quanto terrò questa maglia? Spero il più possibile, ma non faccio conti: vivo alla giornata».
Se Honchar preferisce il cronometro alla calcolatrice, chi sballa totalmente i calcoli sono, in pratica, gli americani. Il più bravo è Floyd Landis, secondo, a un minuto da Honchar. Male, molto male George Hincapie e David Zabriskie, favoritissimi alla vigilia e poco reattivi ieri sulle strade della Bretagna.
Anche gli italiani non sorridono. Il migliore è Eddy Mazzoleni, compagno di squadra di Honchar alla T-Mobile (sono andati tutti molto forte, ndr). Per il bergamasco un sedicesimo posto, a 2’05” dal compagno di squadra che da ieri sera è al vertice della corsa più importante del mondo. Benino Paolo Savoldelli, che in cuor suo sperava di andare molto più e alla fine deve accontentarsi: perde 2’12”. E gli altri italiani? Stefano Garzelli (Liquigas) ha chiuso con un distacco di 5’18”; Gilberto Simoni (Saunier Duval) a 5’19”. Male Damiano Cunego (Lampre), che perde 6’23”, confermando tutti i suoi limiti nelle prove contro il tempo.
«Non vi nascondo che speravo di andare un pochino meglio – ammette Paolo Savoldelli -. In salita non sono mai riuscito a rilanciare come volevo la mia azione e ho capito quasi subito che la giornata era di quelle non brillantissime. Forse ho pagato un po’ la mancanza di attività. Un mese lontano dalle corse si fa sentire, e oggi ne ho avuto la prova: mi è mancato il ritmo. A ogni modo siamo solo all’inizio, e siamo ancora tutti lì. Noi della Discovery Channel in questa crono di Rennes siamo andati meno bene del previsto, ma statene pur certi, non staremo a guardare gli altri e andremo all’attacco. Questo è un Tour molto aperto, senza padroni o uomini forti. Per questo è più incerto di altri, per questo può essere ancora più bello». Speriamo.