Il gondoliere d’Olanda: «È come a Venezia ma senza “’O sole mio”»

Elo Foti

nostro inviato a Delft

Magia nella magica Delft. Jan Vermeer e il Canaletto si sfiorano. I loro spiriti si avvicinano, quasi si toccano, nella Schie, il più antico canale che accompagna l'Oude Delft, una delle più belle strade della città olandese, la città dei giochi d’acqua, delle delicate porcellane, del blu dipinto di blu. Proprio là, dove la Schie lambisce l'Oude Kerk, la chiesa in cui è seppellito il maestro della Veduta di Delft, appare l'anima delle vedute del maestro di Venezia: la gondola. Sembra un miraggio, ma non lo è. E non è un'imitazione, si tratta proprio di una vera figlia della Laguna, sospinta dal remo di un vero figlio della Laguna, Giorgio Ferro, 21 anni. L'unica passeggera è una biondina dallo sguardo trasognato. Lui fa da cicerone, in inglese. Invece di dire: «Alla Sua destra il Fondaco dei tedeschi» dice: «Alla Sua destra il Prinsenhof, dove Guglielmo il taciturno fu assassinato nel 1584. Più avanti c’è la vecchia sede della Compagnia delle Indie».
Al passaggio della bella veneziana, i turisti strabuzzano gli occhi, dopodiché entrano avidamente in funzione gli obiettivi di macchine fotografiche e di videocamere. Gli abitanti della città sorridono, loro ormai sono abituati alla visione: è quasi un anno che la gondola sì è stabilita qui, con tanto di permesso di soggiorno e di lavoro. A farla venire ci ha pensato un intraprendente sardo, Salvatore Daga, che da decenni gestisce in centro, nell'Oude Delft, un ristorante italiano. Lo ha chiamato, senza particolare fantasia, ma con abbondante affetto, «Salvatore». Nella primavera del 2004 ha parlato con il sindaco, spiegandogli che voleva comprare due tipiche barche veneziane e ormeggiarle davanti al suo locale: sia come elemento decorativo, sia per migliorare gli incassi trasportando i turisti per i caratteristici canali della città. «E voglio l'esclusiva», ha aggiunto.
Passa un po' di tempo e vengono concesse al ristoratore autorizzazione ed esclusiva. I proprietari del battelli turistici bofonchiano, poi si rassegnano. Oggi le guide dei battelli dicono con enfasi ai loro ospiti: «Da non molto abbiamo un'altra attrazione, un'autentica gondola, from Italy, eccola davanti a voi». I giapponesi sono ovviamente i più estasiati.
Con il sì del borgomastro il signor Daga è volato a Venezia, ha acquistato le due imbarcazioni (costo medio per unità 25-30mila euro), le ha caricate su un Tir (lunghezza dello scafo poco più di 11 metri) e addio Canal Grande, addio Ponte dei sospiri. Le due emigranti hanno attraversato il Brennero, l'Austria, la Germania e si sono ritrovate a galleggiare nelle acque di Delft. Nell'agosto scorso, poco dopo il loro arrivo, una delle barche è stata noleggiata dalla Columbia Pictures per un film, European Gigolo, non ancora in distribuzione. Una scena è ambientata a Venezia e non poteva mancare la gondola: così ad Amsterdam è stato ricostruito un angolo di città lagunare. Durante le riprese, purtroppo, la barca ha subìto gravi danni. Ora si trova in un deposito, in attesa di riparazione. Lavora l'altra, che si chiama «Nicola e Roberta», i nomi dei figli del penultimo proprietario. «L'ha fabbricata Roberto Tramontin, morto lo scorso anno, uno dei più noti maestri d'ascia. L'attività la continua il figlio», racconta Giorgio Ferro, il giovane gondoliere veneziano ingaggiato dal signor Daga.
A Venezia, su una gondola possono salire al massimo sei persone più il vogatore. A Delft, dove c'è meno movimento ondoso, i passeggeri arrivano anche a sette. Per un giro di 45 minuti il prezzo globale risulta conveniente: 60 euro. Per le coppie o i singoli la tariffa sale a 30 euro. Il percorso, inoltre, è meno lungo. «In Italia non si usa, qui invece piace molto mangiare mentre solchiamo i canali. I clienti ordinano da "Salvatore", viene sistemato un tavolino nel centro della barca, carichiamo le vivande, spaghetti, pizze, vino e via, si parte», dice Ferro. «Tra i frequentatori - aggiunge - ci sono pure anziane signore che si ritrovano con una certa regolarità: portano il caffè nel thermos, se lo bevono e chiacchierano come se fossero in salotto, a casa loro». «Si è mai trovato in difficoltà?», domandiamo. «Sì, spesso olandesi e stranieri mi chiedono di cantare “’O sole mio”. Capisce? “’O sole mio” a Delft, dove il più delle volte piove e fa freddo. Comunque il problema è che io non so cantare. Mi sono ingegnato, ora a bordo c'è un mangianastri e una cassetta di Andrea Bocelli, così accontento i clienti».
Per un romantico giro dei canali si è prenotata anche una coppia di gay. Appena usciti dal municipio, freschi sposini, si faranno cullare dal remo di Giorgio, che con orgoglio ci annuncia: «Sarà la prima volta al mondo che due omosessuali, subito dopo essere stati legittimamente uniti in matrimonio, festeggeranno la loro unione in gondola».